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La Stampa Rassegna Stampa
10.08.2017 Francia: il terrorismo islamico continua a colpire
Commento di Leonardo Martinelli

Testata: La Stampa
Data: 10 agosto 2017
Pagina: 11
Autore: Leonardo Martinelli
Titolo: «Quell’algerino insospettabile che ha violato la roccaforte degli 007»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 10/08/2017, a pag. 11, con il titolo "Quell’algerino insospettabile che ha violato la roccaforte degli 007", il commento di Leonardo Martinelli.

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Leonardo Martinelli

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Sono piombati all’improvviso, i passamontagna sulla testa. Ieri, già a metà pomeriggio, i poliziotti hanno circondato e perquisito una palazzina neanche troppo squallida di questa periferia popolare: «in fase di risanamento», dicono da anni. Siamo a Bezons, direzione Nord-Ovest da Parigi, ai margini della Cité des Indes, complesso di alloggi sociali, che si estende nel vicino comune di Sartrouville. Ogni tanto fanno saltare in aria qualche scalcinato grattacielo Anni 70, per ricostruire e «risanare». La popolazione, intanto, resta quella: di origini straniere, tanti arabi, spesso senza nazionalità francese, talvolta neppure uno straccio di permesso di soggiorno. Invece Hamou, algerino, è legale, una vistosa barba in volto e nessun precedente penale: ieri mattina, molto presto, sarebbe salito a bordo di un monovolume Bmw. Per scivolare giù da questa palazzina fino a Levallois-Perret.

Da Bezons e Sartrouville fino a Levallois-Perret sono una decina di chilometri. Ma è un altro mondo. 65 mila abitanti, ai margini settentrionali della capitale, Levallois-Perret si raggiunge con la linea 3 della metro da Parigi, che è sporca quanto basta, e si esce a Levallois, credendo di trovarsi a Ginevra, con le aiuole di peonie e manco una cartaccia per terra. Levallois-Perret è «famosa» anche per rappresentare il Comune con l’indebitamento pro capite più alto di Francia, frutto dell’opera del sindaco (dal 1983, salvo un’interruzione di sei anni) Patrick Balkany e del vicesindaco, la moglie Isabelle, amici intimi di Nicolas Sarkozy: coppia idolatrata in loco per aver trasformato la cittadina in un rassicurante sobborgo di ricchi. Ma rinviati a giudizio a fine luglio per corruzione e frode fiscale, per una serie di loro ville lussuose scoperte fra Saint-Martin e Marrakech, comprate non si sa bene con quali soldi e proprietà di strane società off-shore.
Cosa c’entra Hamou con la Levallois-Perret dei Balkany? Poco o niente. Ma sarebbe stato proprio lui a piazzarsi in una stradina a un centinaio di metri dal municipio, con vista sulla place de Verdun. Sapeva molto bene che al piano terra di uno dei palazzi che sovrastano la piazza il sindaco aveva concesso come alloggio dei locali a una cinquantina di giovani militari coinvolti nell’operazione Sentinelle, che utilizza l’esercito per presiedere strade e luoghi a rischio, soprattutto turistici. E che Balkany ha caldamente approvato. Insomma, una caserma improvvisata, ma senza alcuna insegna esteriore. Forse Hamou sapeva anche che a qualche centinaio di metri di lì c’è la sede nazionale della Dgsi, la divisione interna dei servizi segreti, che coordina l’antiterrorismo. È un fortino inavvicinabile: Hamou avrebbe preferito falciare per strada i sei militari in una zona poco controllata, per poi scappare. La sua corsa si è conclusa poche ore più tardi su un’autostrada del Nord, in mezzo a una sparatoria degna di un film. Anche se la Bmw era stata noleggiata da un suo amico (un complice ?), resta il principale sospetto. Le perquisizioni a raffica si sono prolungate di notte tra i palazzoni (e le palazzine «risanate») a cavallo tra Bezons e Sartrouville.

Ieri Balkany ha lasciato il suo antico palazzo comunale, passando davanti a sushi bar e panifici dall’allure di boutique, ed è venuto a spiegare ai giornalisti schierati in piazza di Verdun che «l’assalto è stato odioso, perché quell’uomo non ha lasciato scampo ai militari». Ha anche ricordato che le 1200 telecamere da lui installate (la città è la più videosorvegliata di Francia, anche per quello è così indebitata) sono servite a qualcosa «perché hanno fatto subito individuare l’auto utilizzata dal terrorista». «Era da solo, si vede dalle riprese», ha sottolineato Balkany, stretto nel suo completo blu. Hamou, 37 anni, non era stato mai schedato dall’antiterrorismo (la classificazione S dell’intelligence francese). Di lui si sa poco per il momento: viveva a un chilometro dalla moschea della Cité des Indes, dove alla meglio sopravvive qualche supermercato, un ammasso di case popolari così lontano e così vicino dalla Levallois-Perret dei Balkany. Che, però, apparentemente Hamou conosceva molto bene. Se è lui l’attentatore, non si è scagliato contro qualche militare a caso come hanno fatto altri al Louvre o all’aeroporto di Orly, nei mesi scorsi. Il suo è stato un agguato studiato e calcolato. Hamou, il misterioso uomo. Che sapeva troppo.

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