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La Stampa Rassegna Stampa
09.08.2017 Netafim, la società israeliana che trasforma i deserti in giardini
Cronaca di Luigi Grassia

Testata: La Stampa
Data: 09 agosto 2017
Pagina: 21
Autore: Luigi Grassia
Titolo: «'Trasformiamo i deserti in giardini': Netafim venduta per 1,6 miliardi»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 09/08/2017, a pag. 21, con il titolo " 'Trasformiamo i deserti in giardini': Netafim venduta per 1,6 miliardi", la cronaca di Luigi Grassia.

Ottima cronaca, quella di Luigi Grassia sulla Stampa, che si riconferma il miglior quotidiano italiano per la copertura di Israele.

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Luigi Grassia


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«Trasformare il deserto in giardino» era la sfida dei coloni israeliani nel Neghev mezzo secolo fa. Una sfida vinta creando l’irrigazione a goccia, idea poi replicata in altre zone aride del mondo, fino a farne un business. Tanto che nel 2011 il fondo britannico Permira aveva acquisito l’80% della società israeliana Netafim, specializzata nelle soluzioni di irrigazione innovative, soluzioni create e sviluppate nel kibbutz israeliano di Hatzerim che ha fondato la stessa Netafim. Adesso Permira vende il suo 80% al gruppo chimico messicano Mexichem, però al prezzo di 1,895 miliardi di dollari (1,6 miliardi di euro) cioè il doppio di quello che la stessa Permira aveva pagato sei anni fa. Il restante 20% di Netafim resta in mano ai lavoratori del kibbutz di Hatzerim.

Il gruppo Netafim ha 4300 dipendenti, di cui mille in Israele e 3300 sparsi fra Asia, Africa e Americhe, e ha avuto un grande ruolo nello sviluppo dell’agricoltura a livello mondiale. Reinveste gran parte degli utili in continui miglioramenti dei prodotti e nella formazione dei lavoratori, anche se il 98% di questi agricoltori del deserto ha già una laurea.

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Negli Anni 60 nel kibbutz di Hatzerim si scoprì che per ottimizzare l’irrigazione occorreva che minuscole quantità di acqua raggiungessero con precisione la base delle piante, alle loro radici, senza disperdersi. Dopo i primi tentativi di irrigazione a goccia con tubi forati (1965) ne seguirono altri in cui alle gocce di acqua furono aggiunti i fertilizzanti. Poi si escogitò un sistema per non occludere i fori. Quindi si regolò la pressione del flusso dell’acqua per superare i dislivelli del terreno. In seguito molte funzioni furono affidate ai computer e i raccolti continuarono a crescere.

«Quando arrivammo in India nello Stato del Gujarat - ricorda Rafi Mehudar, uno dei progettisti di Netafim - gli agricoltori potevano a malapena coltivare insalata. Adesso esportano pomodori». Secondo Netafim, i sistemi israeliani di irrigazione riducono di decine di punti percentuali il consumo dell’acqua e moltiplicano la quantità dei raccolti. È anche questo che consente le coltivazioni in zone altrimenti ritenute proibitive.

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