martedi` 21 novembre 2017
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Invia ad un amico
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Mordechai Kedar: la minaccia di Iran e Hezbollah per Israele e la pace in Medio Oriente (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Perché non c'è ancora uno Stato arabo palestinese? (con sottotitoli italiani)
Per consultare l'archivio Video
CLICCA QUI


Clicca qui





Hai già visitato il sito SILICON WADI?


Clicca qui



La Stampa Rassegna Stampa
05.08.2017 Lo Stato islamico in Libia
Analisi di Giordano Stabile

Testata: La Stampa
Data: 05 agosto 2017
Pagina: 5
Autore: Giordano Stabile
Titolo: «La nuova mappa delle cellule dell'Isis»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 05/08/2017, a pag.5, con il titolo "La nuova mappa delle cellule dell'Isis", l'analisi di Giordano Stabile.

Immagine correlataImmagine correlata
Giordano Stabile

È troppo presto per considerare l’Isis fuori dai giochi in Libia. La sconfitta a Sirte dello scorso novembre, quando lo Stato islamico è stato cancellato nella sua capitale libica dopo sei mesi di battaglia, ha bloccato le ambizioni di costruire un nuovo califfato nell’Africa del Nord ma i jihadisti sono riusciti a sopravvivere, a riorganizzarsi nelle zone desertiche e a inserirsi nella guerra fra il generale Khalifa Haftar e i gruppi rivali, islamisti e no, pronti a un altro colpo di mano se la lotta dovesse esaurire le forze dei contendenti. L’allarme viene lanciato dal campo di Haftar e dai suoi alleati egiziani, ma è confermato anche da analisti occidentali. Degli almeno 4 mila combattenti a disposizione dei seguaci del califfo Abu Bakr al-Baghdadi a metà del 2016, soltanto duemila sono rimasti a combattere a Sirte, oltre 1500 sono stati uccisi, secondo i dati forniti dalla milizie di Misurata, un centinaio fatti prigionieri. Gli altri si sono defilati prima che l’assedio fosse completato. Si sono ridistribuiti in cinque aree, inaccessibili o prive di un controllo governativo solido. Le zone più importanti sono quelle al confine con Algeria, Niger e Ciad. Permettono agli islamisti di muoversi attraverso le frontiere, di fatto aperte, e inserirsi «nel traffico di armi, esseri umani, carburante, auto rubate», come ha denunciato un generale di Haftar, Abudllah Nuredin: «In questo modo finanziano le loro attività e preparano spedizioni anche in Egitto», un’altra frontiera che l’uomo forte della Cirenaica ha promesso di sigillare ma senza i mezzi per poterlo fare. Per questo nelle ultime settimane l’aviazione egiziana ha condotto una mezza dozzina di raid nelle zone di confine. Il Cairo è convinto che gli attacchi contro le chiese copte della scorso primavera nel Delta del Nilo siano stati condotti «da gruppi addestrati in Libia». Gli uomini che l’Isis avrebbe a disposizione sono stimati «fra 1000 e 2000» ma lo Stato islamico pesca militanti da formazioni minori, perché è meglio organizzato, disciplinato, e ha più soldi. L’assalto ai convogli di carburanti è una sua specialità e frutta bene, tanto che la compagnia nazionale petrolifera ha sospeso le forniture nel Sud del Paese.
Zamzam Wadi
La valle di Zamzam è il punto di appoggio più vicino alla costa. Si trova a 50 chilometri a Sud di Misurata e a 100 chilometri a Ovest di Sirte. È stata la retrovia dove le forze dell’Isis si sono ritirate durante la battaglia di Sirte. Secondo Claudia Gazzini, analista dell’International Crisis Group, in questa zona i militanti si muovono «in piccoli convogli e lanciano attacchi occasionali», principalmente contro le forze di Misurata e i check-point sulla strada da Sirte alla città costiera.
L’oasi di Al-Kufra
L’area è al centro degli scontri fra tribù africane dei Tebu e i clan arabi degli Alzway. Gli arabi dominano la città nell’oasi e accusano i Tebu di aver portato traffici e disordini. Il generale Haftar ha inviato due brigate, in realtà poche centinaia di uomini, ma non è riuscito a prendere il controllo di Kufra né a costruire un’alleanza affidabile con uno dei due gruppi. L’Isis mantiene una presenza nelle zone desertiche attorno all’oasi e conduce sporadici attacchi contro le forze di Haftar.
Al-Awaynat
Il posto di frontiera all’incrocio fra Libia, Algeria e Niger è considerato «l’Eldorado dei trafficanti» e la «centrale dei mercenari». Jihadisti da Ciad, Niger, Camerun si riuniscono qui per essere assoldati sia da gruppi terroristici che da bande criminali bisognose di manodopera. Gli stipendi arrivano a 2000 dollari al mese e sono alimentati dai traffici di armi, petrolio, droga, oro ed esseri umani e dai sequestri. L’Isis non ha una presenza esplicita ma usa la centrale dei mercenari per procurarsi nuovi militanti.
Sabha
Il capoluogo del Fezzan è stata la meta scelta dalla maggior parte dei jihadisti fuggiti da Sirte. La città è al centro di un scontro senza vincitori fra la tribù beduina degli Aulad Suleiman, i Tebu e i Tuareg. La contesa è soprattutto sulle rotte dei trafficanti da Algeria, Niger, Ciad, che convergono su Sabha. Nella lotta si è inserito Haftar, che ha conquistato una base aerea a 60 chilometri a Nord della città ma ha subito un duro contrattacco da parte della Terza Forza, una milizia islamica di Misurata. Il governo di Fayez al-Sarraj cerca di estendere la sua influenza attraverso l’alleanza con clan dei Tuareg e anche dei Tebu. L’Isis è impiantato nei wadi, valli, attorno alla città e conta soprattutto sull’appoggio di tribù arabe.
Ubari
La città a Sud-Ovest di Sabha è il principale centro di contrabbando di benzina e gasolio. Le gang lo comprano ai prezzi sussidiati dal governo di Tripoli e lo rivendono nei Paesi confinanti con grossi guadagni, fino a dieci volte la cifra pagata. Le gang criminali hanno preso il controllo dell’aerea nel 2015 ma sono in combutta/competizione con i gruppi islamisti. La zona è montagnosa e con valli inaccessibili ed è stata scelta prima da Al-Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi), poi dall’Isis, come base per attacchi in tutti in Paesi del Sahel.

Per inviare la propria opinione alla Stampa, telefonare: 011/65681, oppure cliccare sulla e-mail sottostante


direttore@lastampa.it
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT