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La Stampa Rassegna Stampa
18.05.2017 Il ritorno delle trib¨
Analisi di Maurizio Molinari

Testata: La Stampa
Data: 18 maggio 2017
Pagina: 1
Autore: Maurizio Molinari
Titolo: «Dove muore lo Stato risorge la trib¨»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 18/05/2017, a pag.1/24, con il titolo "Dove muore lo Stato risorge la trib¨", l'analisi di Maurizio Molinari.

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Maurizio Molinari

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La copertina (Rizzoli ed.) del libro di cui l'analisi che segue Ŕ anticipazione

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Il dibattito sul ritorno delle trib¨ tiene banco in Occidente e in Oriente evidenziando una generale tendenza alla disgregazione che porta all’indebolimento degli Stati nazionali e dei rispettivi establishment.
I fronti geografici di tali cambiamenti rivoluzionari sono due.
Da un lato ci sono Medio Oriente e Nord Africa, dove la decomposizione degli Stati arabo-musulmani creati nell’ultimo secolo porta a un dilagare di rivolte che fanno riemergere con forza i clan tribali come fonte di aggregazione sociale, economica e militare con i jihadisti che ne esprimono la dimensione pi¨ sanguinaria e rivoluzionaria.
Dall’altro vi sono Nord America ed Europa, dove la redistribuzione della ricchezza innescata dalla globalizzazione ha provocato un domino di diseguaglianze economiche che determina la protesta dei ceti medi, la cui reazione si esprime con aggregazioni in gruppi e movimenti anti-sistema portatori di richieste molto specifiche, evidenziando la decomposizione del panorama politico in fazioni e movimenti protagonisti di singole battaglie accomunate solo dall’opposizione all’establishment di turno.

Il fenomeno dei migranti crea un collegamento diretto fra l’indebolimento degli Stati da cui provengono, in Africa e Asia, e il malessere sociale di quelli dove arrivano, in Occidente. Il processo di frammentazione delle democrazie industriali Ŕ in pieno svolgimento su entrambe le sponde dell’Atlantico e investe anche l’Italia: a dimostrarlo c’Ŕ quanto avvenuto negli ultimi dodici mesi, dal voto amministrativo del giugno 2016, che ha evidenziato come ogni singola grande cittÓ Ŕ immersa in una vicenda politica propria, al referendum costituzionale del dicembre seguente, che ha visto vincere la protesta alimentata da un mosaico di istanze differenti.

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Questo libro va alla ricerca delle origini di rivolte, diseguaglianze e migrazioni per arrivare a descrivere le trib¨ d’Oriente e d’Occidente che ne sono protagoniste, mettendo in evidenza ci˛ che le distingue e ci˛ che le accomuna.
A differenziarle Ŕ la genesi: a Oriente - come in Siria, Iraq, Libia e Yemen - Ŕ il crollo violento di regimi dispotici a innescare la disintegrazione di Stati privi di legittimitÓ popolare, spingendo individui e famiglie a riaggregarsi attorno alle identitÓ pre-esistenti alla formazione delle nazioni ovvero trib¨, clan e moschee; in Occidente Ŕ il corto circuito economico avvenuto all’interno della globalizzazione a causa di una redistribuzione della ricchezza che ha delocalizzato il lavoro e il benessere verso le economie emergenti, creando sacche di povertÓ in vaste regioni industriali su entrambi i lati dell’Atlantico, portando le comunitÓ impoverite ad aggregarsi localmente per esprimere ogni sorta di protesta.

Ad accomunare le trib¨ d’Oriente e d’Occidente Ŕ invece l’avversario contro cui si battono: lo Stato nazionale, le sue istituzioni, l’establishment sono considerati un ostacolo da affrontare, contestare e, nei casi pi¨ estremi, rovesciare.
Il ritorno delle trib¨ Ŕ dunque la cartina al tornasole dell’indebolimento degli Stati nazionali, che sono chiamati ad affrontare tali sfide da cui possono uscire rafforzati o dilaniati. Tanto in Oriente quanto in Occidente gli Stati hanno innanzitutto bisogno di guadagnarsi una nuova legittimitÓ tra le popolazioni che si trovano a governare e rappresentare. Nel mondo arabo-musulmano la richiesta pi¨ forte riguarda il rispetto dei diritti individuali - libertÓ di opinione, credo e associazione, paritÓ di genere, eguaglianza davanti alla legge - mentre nelle democrazie industrializzate ha a che vedere con i diritti economici - al lavoro, alla formazione, alla prosperitÓ - che in ultima istanza coincidono con la protezione del benessere delle famiglie. ╚ impossibile prevedere quale sarÓ l’esito del confronto fra trib¨ emergenti e Stati nazionali indeboliti: Ŕ un bivio che pu˛ portare allo stravolgimento degli equilibri internazionali dall’Atlantico al Golfo, a una moltitudine di conflitti oppure all’emergere di nuove dottrine di sviluppo. Possono esserci tuttavia pochi dubbi sul fatto che sarÓ questo scontro a far emergere i leader che guideranno la prossima generazione.

Anche l’Italia
╚ possibile percorrere i sentieri che descrivono la nuova geografia delle trib¨ che Ŕ in piena evoluzione: in Medio Oriente significa mettersi sulle tracce delle rivolte in corso per addentrarsi nei territori dei jihadisti sunniti e sciiti cosý come nell’isola degli ebrei - Israele - che entrambi assediano, nelle trincee delle comunitÓ cristiane e in quelle dei peshmerga curdi desiderosi di dare vita al sogno di una propria entitÓ nazionale; in Occidente comporta immergersi nelle diseguaglianze del Midwest americano che ha eletto Donald Trump, dell’Inghilterra settentrionale che ha fortemente voluto la Brexit e delle periferie italiane flagellate da disoccupazione giovanile e impoverimento. E fra i due fronti del tribalismo contemporaneo lo scacchiere del Mediterraneo Ŕ teatro di un’imponente migrazione di massa, da Sud verso Nord, che trasforma i profughi in elemento che connette gli opposti universi. Ne risulta un mosaico di voci, storie e interrogativi che ci obbliga a riflettere su una societÓ che, dalla fine della Seconda guerra mondiale, sta cambiando a una velocitÓ senza precedenti, sollevando interrogativi che rimettono in discussione le certezze che le ultime generazioni davano per acquisite.
L’Italia Ŕ stata investita dall’impatto di tali sconvolgimenti. A dimostrarlo sono le cronache dell’ultimo anno che hanno visto la frammentazione dei partiti tradizionali, l’affermazione di leader portatori di identitÓ locali, un prepotente movimento di protesta scaturito da disparitÓ e lacerazioni nell’accoglienza dei migranti.

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