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La Repubblica Rassegna Stampa
18.11.2023 Il problema è l’Olp
Analisi di Mordechai Kedar

Testata: La Repubblica
Data: 18 novembre 2023
Pagina: 28
Autore: Mordechai Kedar
Titolo: «Il problema è l’Olp»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 18/11/2023, a pag. 28, con il titolo "Il problema è l’Olp" il commento di Mordechai Kedar.

Mordechai Kedar - Wikipedia
Mordechai Kedar

Cosa sono l'Olp e al-Fatah, le organizzazioni palestinesi
Yasser Arafat - Abu Mazen

Dallo scoppio della guerra il 7 ottobre, la grande domanda è: chi governerà una Gaza post Hamas? In molti dicono: l’Autorità Nazionale Palestinese (Anp), partendo dal presupposto che accetta l’esistenza di Israele come Stato ebraico. L’Anp - istituita nel 1993 a seguito degli Accordi di Oslo - è il sistema governativo espressione dell’Olp (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), fondata nel 1964. Quindi parlando di Anp, dobbiamo innanzitutto controllare come opera l’Olp. Nel nostro immaginario la realtà palestinese è dicotomica: da un lato l’Olp che rappresenta i “bravi ragazzi”, dall’altro il Movimento di Resistenza Islamica (acronimo di Hamas) che rappresenta i “cattivi”. Secondo l’ideologia di entrambi, Israele è uno Stato illegittimo, di cui non si accettò l’esistenza nel 1947 e ancora oggi, nella dialettica palestinese, con il termine “occupazione” si fa riferimento a quanto accadde nel 1948, e non nel 1967 a seguito della guerra dei Sei Giorni. Le cartine delle due organizzazioni riportano il nome “Palestina” sull’intero territorio dal fiume Giordano al Mar Mediterraneo. L’obiettivo dei due movimenti è lo stesso: l’eliminazione d’Israele. Il metodo è diverso. Mentre Hamas enfatizza il carattere religioso-islamico della lotta, l’Olp quello nazionale-territoriale. Diverse organizzazioni terroristiche ancora attive ruotano nella galassia dell’Olp: i Tanzim, che fanno capo a Fatah; le “Brigate dei Martiti di Al-Aqsa”; il Fronte popolare, il Fronte democratico e altri. Hamas opera dal 1991 le “Brigate Izzedin al-Qassam”, intitolate al predicatore salafita siriano Izz al-Din al-Qassam. Entrambi i movimenti gestiscono un complesso meccanismo di menzogna e doppio linguaggio a cui credono anche molti israeliani. Firmando gli Accordi di Oslo, Arafat li definì la “Pace di Hudaybiyya”, la tregua di dieci anni che Maometto stipulò nel 628 d.C. con gli infedeli della Mecca, infranta solo due anni dopo. Quando percepì nel 2000 che Israele si stava indebolendo, con il ritiro unilaterale dal sud del Libano, Arafat fece scattare la Seconda Intifada. Hamas negli ultimi anni è arrivato a una serie di compromessi con Israele, mediati da Egitto e Qatar, facendo abbassare la guardia all’intelligence e convincendo le leadership israeliane che voleva solo ottenere migliori condizioni per la popolazione civile palestinese. La principale differenza tra i due movimenti è nella fonte da cui fanno derivare la propria autorità: l’Olp, con un consenso oggi quasi inesistente, ricollega la sua ragion d’essere al fatto di essere il rappresentante supremo del popolo palestinese. Hamas opera come il rappresentante locale della Fratellanza Musulmana. Un’altra differenza sta nella tempistica: per l’Olp non è ancora giunto il momento per lanciare una guerra contro Israele soprattutto per via di mancanza di coesione popolare interna, a cui i leader che siedono in questi ruoli da decenni cercano di rimediare attraverso corruzione e nepotismo e pagando ingenti stipendi alle famiglie dei terroristi che compiono attentati. Hamas invece non sente il bisogno di conquistare il consenso popolare. Un esempio recente si è avuto nell’intervista aRussia Today di Mousa Abu Marzouk, tra i leader di Hamas: alla domanda sul perché, costruendo 500 chilometri di tunnel sotterranei, Hamas non abbia pensato di provvedere a rifugi per i civili, ha risposto che la responsabilità ricade sull’Onu. Gli islamisti, lo dichiarano loro stessi, non si fanno problemi a sacrificare la vita dei civili. La spiegazione è che, se anche i loro sudditi vengono uccisi come risultato della lotta contro Israele – come combattenti o scudi umani – saranno ricompensati con il paradiso e la gloria del martirio. Se l’Olp fosse abbastanza forte, attaccherebbe Israele per distruggerlo come sostiene la sua stessa ideologia; se si indebolisse ulteriormente in Cisgiordania, sarebbe Hamas a prendere il sopravvento nel nuovo Stato. L’unica soluzione possibile è quella degli Emirati urbani, basata sul sistema tribale tuttora predominante in Cisgiordania: in ognuna delle grandi città - Jenin, Nablus, Ramallah, Tulkarem, Qalqilya, Gerico e la parte araba di Hebron – può essere istituito un Emirato sovrano la cui fonte di autorità siano i capi delle famiglie locali, sul modello degli Emirati del Golfo. Secondo questa soluzione, Israele manterrebbe la sua presenza nelle aree rurali (i territori B e C degli Accordi di Oslo), estendendovi la propria sovranità e conferendo la cittadinanza israeliana ai palestinesi dell’area. L’Anp assumerebbe un ruolo di struttura federativa tra i vari Emirati. La Striscia di Gaza verrebbe suddivisa in sei distretti - Beit Lahia, Gaza, Dir al-Balah, Khan Yunis, Abasan al-Kabira e Rafah - ognuno dei quali gestito da governatorati locali. Solo una soluzione simile potrà assicurare ai palestinesi prospettive di vita dignitosa, fornendo a Israele sufficienti garanzie di sicurezza.

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