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L'Osservatore Romano Rassegna Stampa
11.10.2017 I giornali cattolici e il doppio standard su Israele
Il caso dei piani edilizi nei territori contesi

Testata: L'Osservatore Romano
Data: 11 ottobre 2017
Pagina: 1
Autore: la redazione dell'Osservatore Romano
Titolo: «Nuovi insediamenti in Cisgiordania»

Riprendiamo dall' OSSERVATORE ROMANO di oggi, 11/10/2017, a pag. 1, il commento "Nuovi insediamenti in Cisgiordania".

Con un giorno di ritardo rispetto ad Avvenire (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=1&sez=120&id=67880), OR pubblica un articolo analogo in grande risalto, a pag. 1.

Come mai OR e  Avvenire non scrivono mai dei piani edilizi condotti dall'Autorità palestinese nei territori contesi? E, a maggior ragione, delle costruzioni edificate senza permesso e soltanto talvolta abbattute dalle autorità israeliane? Non facendolo, operano con un doppio standard di giudizio evidente: si citano le costruzioni solo quando questo torna utile per mettere Israele in cattiva luce.

Ecco l'articolo:

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Oltre tremila nuove case in Cisgiordania: non solo nel blocco storico degli insediamenti, ma anche in zone più isolate e perfino a Hebron dove non si costruiva da tempo. Si tratta di uno dei più vasti piani edilizi israeliani mai presentati: sarà varato nel suo complesso dalla Commissione di programmazione civile in programma la prossima settimana. E secondo alcune fonti, avrebbe l'avallo di principio dell'amministrazione Trump.

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La decisione, approvata dal premier israeliano, Benjamin Netanyahu, riapre la complessa questione degli insediamenti in Cisgiordania, uno dei punti più delicati del contenzioso israelopalestinese. I palestinesi considerano il blocco immediato di tutti gli insediamenti una precondizione essenziale per riavviare i negoziati diretti, che sono fermi da almeno tre anni. Del gruppo complessivo delle nuove unità abitative 300 sono a Beit El, 206 a Tekoa, 158 a Kfar Etzion, 129 a Avnei Hefetz, 102 a Negohot, 97 a Rehelim e 48 a Maale Mikhmas. Previste anche trenta case nell'insediamento ebraico di Hebron. Il piano non ha lasciato del tutto soddisfatti i rappresentanti dei consigli dei coloni: quelli locali si sono espressi a favore, mentre ad esempio Yossi Dagan, capo del consiglio di Giudea e Samaria (Cisgiordania) si è espresso contro. «I rapporti sull'approvazione — ha spiegato — non sono notizie per l'impresa collettiva degli insediamenti quanto piuttosto per i media».

Un intervento che non è piaciuto a una fonte del governo che ha ribattuto sostenendo che Dagan «è un provocatore che ama protestare senza tenere conto del quadro più grande». Sulla politica degli insediamenti ebraici in Cisgiordania, di recente le Nazioni Unite sono intervenute ribadendo le critiche allo stato ebraico. L'inviato speciale dell'Onu per il Medio oriente, il bulgaro Nickolay Mladenov, ha dichiarato che a Gerusalemme Israele «sta continuando ad ampliare gli insediamenti su larga scala, senza rispettare in alcun modo le risoluzioni del Consiglio di sicurezza». Mladenov ha inoltre rivolto critiche al governo di Benjamin Netanyahu, rilevando come ci siano anche nuovi progetti edilizi riguardanti in particolare Gerusalemme est, dove è in progetto la costruzione di 2300 nuove abitazioni. Mantenere gli insediamenti è solo «il prolungamento di un dolore immenso» ha detto l'alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Zeid Raad Al Hussein. Palestinesi e israeliani — ha spiegato — «meritano la libertà e la pace». Zeid ha parlato non solo della «profondità della sofferenza palestinese», ma anche della «sofferenza degli ebrei: quest'ultima dura da oltre due millenni».

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