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Abu Mazen e il Papa 17/01/2017

Gentilissima Redazione,  
nei Vostri commenti sull’udienza concessa dal Papa al Presidente dell’ANP Abbas mi sembra non si tenga conto di un dato importante: secondo la nota ufficiale della Santa Sede, il Papa ed Abu Mazen si sono «soffermati sul processo di pace in Medio Oriente, esprimendo la speranza che si possano riprendere i negoziati diretti tra le Parti per giungere alla fine della violenza che causa inaccettabili sofferenze alle popolazioni civili e ad una soluzione giusta e duratura».
“Negoziati diretti”: fossi in Netanyahu, coglierei la palla al balzo per invitare Abbas ad essere coerente e dar seguito agli auspici espressi di fronte al Papa (che insiste sui ‘colloqui diretti’ tra israeliani e palestinesi pressoché ogni volta che ricorda il conflitto israelo-palestinese). E, se poi Abbas tergiversasse o non rispondesse o rifiutasse, ne renderei edotto il mondo intero, a cominciare dall’ONU e da tutti i Governi convenuti a Parigi.
Quanto allo ‘Stato di Palestina’, comincio a chiedermi se, oltre vent’anni dopo la costituzione dell’ANP, non si debba effettivamente considerare esistente uno Stato palestinese, naturalmente sui soli territori (area A) che controlla. Naturalmente, l’indipendenza comporta responsabilità e penso che la comunità internazionale dovrebbe decidersi ad esigere un comportamento civile dello ‘Stato di Palestina’ verso lo Stato di Israele, imponendo, se necessario, sanzioni, anziché finanziarlo a piè di lista e condonargli qualunque barbarie. Molto cordialmente,

Annalisa Ferramosca

Il suo è un ragionamento dettato dal buon senso, quindi condivisibile, ma c'è un ma. E' Abu Mazen che finora ha rifiutato di incontrare Netanyahu, anche se va in giro a dire l'incontrario. In quanto ai due stati, consideri il motivo per cui Abu Mazen sono anni che non indice elezioni, perchè? Perchè verrebbero vinte dal partito di Hamas. Provi a immaginare Israele con uno stato di Hamas a due passi, in grado di lanciare missili sull'aeroporto e su tutto il paese e poi capirà perchè -da quando Hamas si è installata a Gaza- quella soluzione non è più accettabile, a meno che Israele non accetti di suicidarsi. Per questo gli israeliani eleggono sempre un governo in grado di garantire la sicurezza.
Per finire due parole sul Papa. Ci lasci definire ripugnante quanto è avvenuto l'altro giorno a Roma, il Papa si è reso complice di uno dei responsabili del terrorismo che insangua Israele, altrochè 'angelo della pace'. Il Vaticano ha atteso 50 anni prima di riconoscere Israele, con il cosiddetto stato di Palestina gli ha aperto persino una ambasciata prima ancora che venga proclamato. Chi pensava che l'antigiudaismo classico della Chiesa cattolica fosse un ricordo del passato, è ora che apra gli occhi.
Dovrebbero essere i cattolici per primi a ribellarsi contro la politica del Vaticano, purtroppo tacciono.

IC redazione


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