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'Le porte della foresta' di Elie Wiesel 24/02/2017
 

"Le porte della foresta" di Elie Wiesel
Traduzione di Laura Frausin Guarino
Giuntina, euro 16,50

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Elie Wiesel

Giornalista e scrittore, Premio Nobel per la Pace nel 1986, sopravvissuto alla Shoah, fin dagli anni Cinquanta Elie Wiesel è stato un testimone , ruolo, seppur con qualche differenza, condiviso con Primo Levi. Per tutta la vita ha lottato contro l’oblio, l’indifferenza e la menzogna; è stato un paladino del suo popolo lottando per la libertà degli ebrei russi durante la Cortina di ferro ma si è speso anche contro i genocidi di Cambogia e Ruanda fino a proporre un intervento dell’Onu affinchè il terrorismo fosse considerato un crimine contro l’umanità. Nato a Sighet, fra i Carpazi che durante il secondo conflitto mondiale divenne ungherese fu deportato con la famiglia il 6 maggio 1944 ad Auschwitz-Birkenau dove vide morire i genitori e una sorella: un’esperienza drammatica per un giovane di 16 anni che descrisse in modo mirabile nel suo capolavoro “La notte”. Pubblicato in Francia per la prima volta nel 1958 dall’editore Editions de Minuit solo anni dopo ottenne il successo che meritava. A Daniel Vogelmann della casa editrice Giuntina di Firenze va il merito di averlo scoperto e pubblicato in Italia nel 1980. Formatosi in un ebraismo tradizionale, profondo studioso di Torah, nella sua narrativa Wiesel racconta il chassidismo, lo shtetl, i personaggi biblici attraverso il Midrash ma discute anche di Dio e con Dio dopo aver incontrato il Male assoluto ad Auschwitz (“Non dimenticherò mai quelle fiamme che consumarono la mia Fede per sempre”): indimenticabile la commedia “Il processo di Shamgorod” , un testo terribile sull’assenza di Dio. Molti i titoli di Elie Wiesel proposti dalla casa editrice fiorentina e fra questi “Le porte della foresta” apparso nel 1964 per le Editions du Seuil e ora ripubblicato nella limpida versione di Laura Frausin Guarino. Amicizia, pietà, dolore e collera sono alcuni dei temi affrontati in questo romanzo insieme alle domande fondamentali che Wiesel si è posto nel corso della sua vita di testimone della Shoah. Gregor, il protagonista del romanzo, è un giovane che dopo la liquidazione del ghetto trova un rifugio precario nella foresta e qui incontra un personaggio misterioso - un poeta o un filosofo, un pazzo o un profeta? - cui dona il suo nome ebraico di Gavriel. Insieme vivono per alcuni giorni al riparo di una grotta poi Gavriel sparisce lasciando Gregor alle prese con la difficoltà di sopravvivere in un ambiente ostile e con le contraddizioni di essere ebreo. Nell’arco di un anno declinato nelle quattro stagioni Gregor si muove alla ricerca della propria identità perduta, incontrando un’umanità variegata, ora generosa come la buona Maria che lo nasconde nel suo villaggio, ora crudele come il curato che rifiuta l’ospitalità ad un ebreo che non accetta di convertirsi. Poi ci sono i partigiani che lo accolgono seppur con diffidenza e i chassidim che lo invitano ad ascoltare le sagge parole del loro Rabbi. “….Con voce un po’ roca, dal timbro grave e melodioso, il Rabbi comincia a parlare della sofferenza. Colui che si sottopone ad una prova difficile, dice, deve ringraziare tre volte l’onnipotente: in primo luogo di avergli dato la forza di sostenere la prova; poi, di avervi messo fine e, in terzo luogo, di aver istituito la prova stessa: Perché la sofferenza ha in sé il segreto della creazione e il suo elemento di eternità, e la si scopre solo dall’interno. Essa rende migliori gli uni e trasfigura gli altri”. Quella di Gregor è anche una ricerca di amore e di comprensione, una lotta per cambiare il mondo e renderlo migliore, per sconfiggere il male e la morte, oltre che un anelito a Dio della cui esistenza dubita dinanzi alle sofferenze inflitte al suo popolo. “Le porte della foresta” non è solo “testimonianza” ma letteratura nella sua espressione più alta che conferma il valore di un uomo che, sempre coinvolto nelle questioni del presente, ci ha insegnato a non restare in silenzio dinanzi alle ingiustizie. Attraverso i suoi libri ha sondato il senso della vita in un mondo che ha permesso qualcosa di così crudele come la Shoah e ci ha lasciato l’esempio di un grande testimone, oltre che di uno scrittore di inestimabile valore che ha continuato a interrogarsi e interrogare l’Uomo fino alla fine.

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Giorgia Greco

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