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Giorgia Greco
Libri & Recensioni
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Liad Shoham, L’interrogatorio 20/01/2014

L’interrogatorio                                        Liad Shoham
Traduzione di Ofra Bannet e Raffaella Scardi
Giano                                                           euro 15,90


Ben Gurion, primo ministro fondatore dello Stato d' Israele, una volta disse: «Il nostro paese potrà dirsi uguale agli altri quando avremo ladri e prostitute israeliani», e "thriller israeliani", aggiunge Liad Shoham, da molti chiamato il John Grisham della Terra Promessa. Ecco, davvero qualcosa sta cambiando dall' indomani della Guerra d' Indipendenza, quando i gialli venivano guardati dal popolo del Libro, come un genere di seconda classe, indegno. Crime, legal, spy... ne stanno uscendo di tutti i tipi. Questo di Shoham, un avvocato di Tel Aviv alla sua quinta prova letteraria (ma tradotto per la prima volta in italiano), è convincente e avvincente, perché i personaggi de L' interrogatorio sono ben disegnati, perché il libro ci tiene dall' inizio alla fine col fiato sospeso, perché non semplifica la realtà mai tutta bianca né tutta nera, ma difficile, complessa e considerata da vari punti di vista, colpevoli, innocenti, malavitosi, investigatori, procuratori, reporter, donne, uomini, bambini... Tutto parte da uno stupro notturno in un quartiere bene di Tel Aviv. Sembrano non esserci testimoni, anche se noi sappiamo che una vecchietta da una finestra ha visto tutto ma ha scelto di tenersene fuori. Il commissario Eli Nahum brancola nel buio. Salta fuori il presunto colpevole, Ziv Nevo, un giovane uomo un tempo di successo ma ora disoccupato e divorziato, disperato, che si aggira nella stessa via del delitto con fare sospetto: in realtà sta facendo qualcosa di illegale legato alla mafia, un qualcosa di così grave da sembrargli inconfessabile, anche quando il padre della ragazza stuprata di posta sotto la casa della figlia, lo individua come il violentatore e lo consegna alla polizia. E così i giochi son fatti: Ziv viene ritenuto il colpevole dello stupro, ma anche condannato con la condizionale e rilasciato ben presto perché le procedure son state approssimative (il confronto è stato truccato, per quanto in buona fede). Per di più, mentre la mafia crede che Ziv li abbia venduti e lo cerca per farlo fuori, avviene un' altra violenza carnale assai simile alla prima: per tutti il responsabile è sempre Ziv, a questo punto braccato da malviventi, polizia, per non parlare dei giornalisti. Non solo, il caro, vecchio, onesto ispettore Eli Nahum viene allontanato per il pasticcio combinato, e invece è solo luia capire l' errore commesso fin dall' inizio, è solo lui a voler riparare al torto fatto a Ziv, è solo lui a ritessere brandelli di testimonianze e verità. Plot incalzante, ambienti della procura e delle forze dell' ordine percorsi da sete di carriera e defaillances, società israeliana - con i suoi sentimenti familiari così forti e decisivi, con le sue piccole dimensioni, la dinamicità, il sovraffollamento, la solidarietà e la pretesa di saper tutto di tutti, la sua mancanza di vie di fuga - ben messa sotto i riflettori. Shoham ha scritto un buon thriller.

Susanna Nirenstein
La Repubblica


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