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Michelle Mazel
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Il fanatismo che uccide 22/04/2017
Il fanatismo che uccide
di Michelle Mazel

(Traduzione di Yehudit Weisz)

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Una manifestazione di copti in Egitto

Si chiamavano Asma, Amina e Nagwa. Tre giovani donne piene di vita. Le prime due erano madri di famiglia, la terza stava per sposarsi. E da buone musulmane, il loro capo era sempre coperto come si deve. Cosa che non impediva loro di lavorare. Il sito Egyptian Chronicles riporta la loro tragica fine. Avevano scelto di fare le poliziotte, di far parte della Polizia egiziana. La scorsa Domenica delle Palme erano di turno. Il loro compito era garantire la sicurezza controllando le donne che facevano ressa per entrare nella Cattedrale copta di Mar Morcos (San Marco) ad Alessandria. Infatti le vediamo ai loro posti di controllo, nelle immagini prese pochi istanti prima della tragedia e pubblicate sui giornali. E’ proprio alla vista di questi posti di blocco che il terrorista, capito che non avrebbe potuto entrare in chiesa, ha deciso di farsi saltare all’esterno dell’edificio, innescando la cintura esplosiva.

Asma, Amina e Nagwa sono morte dilaniate, vittime di un fanatico musulmano il cui dito non ha neppure tremato davanti a queste donne fedeli alla sua stessa religione, condannandole ad una morte atroce. Non ha intimato a loro di allontanarsi, non ha concesso loro neppure qualche prezioso secondo per salvarsi. Al contrario, le avrà di sicuro maledette: non erano d’intralcio alla sua missione, quella di uccidere il più alto numero di infedeli? In effetti, se si fosse fatto esplodere all’interno, tra i fedeli in preghiera, ci sarebbe stata una vera carneficina, com’era accaduto giusto due ore prima nella chiesa copta a Tanta. Il Daesh, che ha rivendicato gli attentati, ha promesso molti altri attacchi contro quelli che chiama “ i crociati ”.

Il cosiddetto Stato islamico, nel tentativo di fondare un nuovo califfato su cumuli di cadaveri, aborrisce gli infedeli. Storicamente, si tratta in primo luogo degli ebrei “discendenti di porci e scimmie”; ma, dato che ormai nei paesi arabi dove erano vissuti molto tempo prima della comparsa dell’Islam sono praticamente spariti e, a prescindere dall’odiata ”entità sionista” contro cui il Daesh per il momento non può far molto, i militanti si concentrano sui cristiani, il loro secondo obiettivo. Un motto arabo non proclama forse che dopo il sabato verrà la domenica, ovvero dopo gli ebrei, toccherà ai cristiani? E’appunto contro i cristiani del Medio Oriente che questi fanatici islamisti hanno ottenuto i loro maggiori successi.

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Secondo Le Figaro dello scorso 25 dicembre, “mentre cento anni fa i cristiani di tutte le confessioni, rappresentavano il 20 per cento della popolazione della regione, diventati poi bersagli delle persecuzioni, ne sono rimasti il 2 o il 3 per cento”. In Iraq, continua l’articolo, “la politica della pulizia confessionale dello Stato islamico ha funzionato egregiamente”. Ebbene, in Egitto ci sono ancora molti copti. Circa il 10 per cento di una popolazione vicina ai cento milioni di individui: cosa intollerabile per il fanatismo assassino dei terroristi del Daesh. La polizia egiziana ha reso omaggio alle sue prime poliziotte morte durante il loro turno di servizio. La stampa straniera non ne ha parlato.

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Michelle Mazel è una scrittrice israeliana nata in Francia. Ha vissuto otto anni al Cairo quando il marito era Ambasciatore d’Israele in Egitto. Profonda conoscitrice del Medio Oriente, ha scritto “La Prostituée de Jericho”, “Le Kabyle de Jérusalem” non ancora tradotti in italiano. E' in uscita il nuovo volume della trilogia/spionaggio: “Le Cheikh de Hébron”. Le sue recensioni sono pubblicate sull’edizione settimanale in lingua francese del Jerusalem Post


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