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Angelo Pezzana
Israele/Analisi
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Datican, che diavolo vuol dire? 12/07/2017
Datican, che diavolo vuol dire?
Lettera da Gerusalemme, di Angelo Pezzana

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David Lau (ashkenazita), Yizhak Yosef (sefardita), rabbini capo d'Israele

Un sondaggio realizzato dall’Israel Democracy Institute ha rivelato che il 55% degli israeliani (ebrei) non è d’accordo su come lo stato amministra la religione e si augura un cambiamento, mentre il 33% si oppone. Sono anni che gli israeliani discutono sulla separazione dei poteri tra sinagoga e stato, l’introduzione del matrimonio civile, meno restrizioni nel giorno dello Shabat e la fine del monopolio del Rabbinato su molti aspetti della vita religiosa.

Sotto accusa l’influenza del mondo haredì, che condiziona il governo. L’aspetto interessante del sondaggio sta anche nella percentuale delle risposte fra i religiosi-sionisti: il 48% vorrebbe vivere in uno stato ancora più religioso, mentre il 30% è per uno stato più laico. Fra i genericamente religiosi-tradizionali il 49% è per la separazione o almeno per una riduzione del potere del Rabbinato, mentre tra i non religiosi l’80% si schiera per una netta separazione fra stato e religione.

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L’argomento è di grande attualità, essendoci un dibattito nel paese sulla definizione di ebreo, che si è spinta sino alla discussione su chi ha veramente titolo per svolgere la professione di rabbino. Israele è il paese della continua innovazione, perché dovrebbe essere esclusa la religione? Chi ragiona in base al buon senso ritiene che lo Stato non dovrebbe essere coinvolto in questioni religiose, Israele – è la tesi – è il paese di tutti gli ebrei, ogni scelta dovrebbe essere rispettata, anche perché mescolare religione e politica comporta un aumento di litigiosità di cui Israele non sente la necessità. Ma il potere dei due partiti religiosi, pur contando poco numericamente, possono condizionare i governi, quelli che possono sembrare suggerimenti, alla fine diventano ordini. Qualcuno ha chiamato il Rabbinato “Datican” (datì vuol dire religioso e can richiama la parola Vaticano), un paragone che il lettore italiano non farà fatica a comprenderne il significato.


Angelo Pezzana


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