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La minaccia arriva dal nord: Hezbollah ai confini d'Israele con le armi dell'Iran (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)
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Parla Bassem Eid, attivista palestinese per i diritti umani, quelli veri (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello - per chi ha difficoltà di lettura dei sottotitoli, cliccare su Youtube in basso a destra)
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Angelo Pezzana
Israele/Analisi
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Due popoli due stati: soluzione ancora possibile? 22/02/2017
Riprendiamo da SHALOM di febbraio 2017, a pag. 16, con il titolo "Due popoli due stati: soluzione ancora possibile?", l'analisi di Angelo Pezzana.

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Angelo Pezzana

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Benjamin Netanyahu

L’appuntamento di Parigi del mese scorso, voluto da François Hollande in pompa magna (erano presenti 72 ministri degli esteri!) si è risolto in un fallimento, peraltro già prevedibile, dopo il rifiuto di Israele di partecipare. L’averne previsto la durata per un solo giorno aveva rivelato , se ancora ce n’era bisogno, il carattere propagandistico dell’iniziativa. Il mega incontro, che avrebbe dovuto rilanciare i colloqui tra israeliani e palestinesi, ha riproposto- non trovando niente di nuovo- la soluzione “Due popoli per due stati”, un titolo nato durante gli Accordi di Oslo, mai rispettati dall’Anp/Olp, primo fra tutti il riconoscimento di Israele quale stato degli ebrei. Da Arafat a Abu Mazen la risposta è sempre stata no. Basterebbe questo rifiuto perché una delle parti, Israele, dicesse grazie no, se non mi si riconosce come Stato degli ebrei il colloquio non ha più senso. Invece Israele ha continuato a dire incontriamoci, basta che la controparte non metta precondizioni. Cosa che l’Anp non ha ma accettato di fare, rivendicando ciò che doveva far parte degli accordi finali ancora prima di iniziarli. Di questo comportamento scorretto non sono mai stati ritenuti responsabili dagli organismi internazionali, troppo impegnati a sottoscrivere ‘risoluzioni’ contro Israele per avere il tempo di occuparsi dell’Anp. Fin quando Abu Mazen ha deciso di non incontrarsi più con Netanyahu.

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Mordechai Kedar

Fallito il tentativo di Hollande, l’unico mantra rimasto in piedi è dunque la soluzione “Due popoli per due stati”, che, a guardare bene, è ormai priva di ogni realistica attuazione, considerando che Hamas è oggi maggioritaria anche fra i palestinesi dell’Anp. Si riaffaccia la vecchia ipotesi Giordania, rispolverata da esperti qualificati, uno per tutti Hillel Frisch, del Centro Begin-Sadat, in qualche modo una integrazione nel regno hashemita di una parte del West Bank, quella già oggi a popolazione totalmente palestinese. I giordani sono sunniti e circa il 70% sono palestinesi, cosa che ha sempre sconsigliato la monarchia di inglobare al proprio interno una popolazione i cui governanti rappresentano un pericolo per la stabilità del paese. Ricordiamo ‘Settembre Nero’ (1970), quando re Hussein uccise migliaia di fedayin di Arafat e di altre organizzazioni terroristiche che stavano cercando di rovesciare la monarchia. Per cui è da escludere che re Abdallah possa accettare un simile progetto suicida.

L’unica ipotesi che rimane è quella suggerita da Mordechai Kedar, che vale anche per gli stati musulmani mediorientali ormai in disfacimento e in preda a sanguinarie guerre civili: il ritorno al governo delle tribù che gestivano già il potere nella regione, prima che le potenze coloniali creassero gli stati artificiali che si stanno auto distruggendo, non solo a causa delle lotte fra sunniti e sciiti, ma anche dopo l’arrivo del Califfato. Siria,Libia, Yemen, Libano e sullo sfondo la volontà dell’Iran a diventare il protagonista vero del Medio Oriente. Di “Due popoli per due stati” se ne parlerà ancora a lungo, i tempi della diplomazia sono lunghi, meno quelli della politica. In questo caso il cambiamento della politica americana con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca.

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