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Angelo Pezzana
Israele/Analisi
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Ieri 185 razzi su Israele, ma Hamas sempre più debole, in arrivo la Mogherini 11/07/2014

Ieri 185 razzi su Israele, ma Hamas sempre più debole, in arrivo la Mogherini
Lettera da Gerusalemme, di Angelo Pezzana



A destra, Ashdod colpita da un missile, oggi 11/07/2014

Mentre l’Operazione ‘Zuk Eitan’- Precipizio e Solidità- entra nel quarto giorno, sono molte le domande che si pone la leadership israeliana. L’esperienza della precedente ‘Pillar of Defense’ del novembre 2012 insegna come una sconfitta sul campo di Hamas possa risolversi in una ripresa degli attacchi terroristici nemmeno due anni dopo. Non si possono quindi lasciare le cose a metà, come vorrebbero gli irresponsabili pacifisti – pure israeliani, anche se una ristretta minoranza - Hamas va messa in condizione di non nuocere più. Va quindi sconfitta all’interno della Striscia, deve fare la fine dei Fratelli Musulmani in Egitto, dei quali è peraltro una emanazione. Ma a Gaza non c’è un generale Al Sisi, la cui assenza andrebbe sostituita da un massiccio attacco da terra di Tsahal, un’eventualità che comporta molti rischi, essendo largamente attive le postazioni di Hamas nei tunnel. Di questo stanno discutendo gli 8 del Gabinetto di Sicurezza a Gerusalemme, incuranti degli appelli che arrivano da Barack Obama e Tony Blair. Il primo vorrebbe un cessate il fuoco subito seguito da una tregua, come dire il programma di Hamas, il secondo ricorda a Israele che non può sradicare Hamas, senza però spiegare perchè. Stamattina Haaretz, in un editoriale di Amir Oren, prevede una escalation di Netanyahu nei confronti dell’Iran, definendola ‘un sogno che sta per concretizzarsi’, come se fermare l’Iran nucleare non sia interesse di tutto il mondo democratico occidentale.   Gli Stati della regione fingono preoccupazione, qualcuno prende anche posizione a favore, come l’Arabia Saudita, dove ieri il quotidiano Asharq Al-Awsat titolava ‘ Gaza sotto il fuoco’, ignorando da dove partivano i razzi contro Israele. Ma questo è l’abituale gioco delle parti, Israele va sempre attaccato anche se per tutti, Arabia Saudita, Egitto, Giordania e parte degli Emirati la sconfitta di Hamas sarebbe la più che benvenuta.
Intanto ieri sono caduti sulle città israeliane 185 razzi, coinvolgendo praticamente tutto il paese da nord a Sud, Gerusalemme, Beersheva, Dimona (la cittadina del reattore nucleare, colpita per la seconda volta in pochi giorni), Haifa, Hadera, Rehovot, Ashqelon e l’intera area di Tel Aviv. Razzi in gran parte fatti esplodere dai miracolosi Iron Dome, non tutti però, ma i danni sono stati più che altro materiali. Va però messo in conto il senso di insicurezza nella quale vive un intero paese.
Ieri, verso le 18 ora locale, ero seduto in un bar di Rehov Hillel, a pochi passi dal Tempio italiano, insieme a Daniel Gal, indimenticato Console Generale a Milano negli anni ’90, quando ad un tratto suona la sirena, il che vuol dire alzarsi di scatto, abbandonare sul tavolino cappuccino e spremuta, e seguire di corsa la via alla Miklat, il rifugio nel quale proteggersi nel caso il razzo in arrivo da Gaza colpisse proprio lì. Si ha un bel dire che gli israeliani ci hanno fatto l’abitudine, ma sentita 4 volte la sirena e dopo pochi secondi 2 scoppi nel cielo – il che vuol dire che Iron Dome ne ha colpiti 2- ci chiedevamo in quale luogo fossero caduti gli altri, se avevano fatto solo danni materiali o anche vittime. È stato un sollievo l’aver visto sul cellulare tutte le indicazioni, nessuna vittima, solo danni. Ricordo a chi sta leggendo queste righe che su IC di ieri è iniziata la Campagna del nostro giornale per seguire dal vivo gli attacchi missilistici da Gaza contro Israele, basta inserire nel proprio cellulare una applicazione, e vi renderete conto in tempo reale quando suona la sirena, perché la sentirete sul vostro cellulare, con tutte le indicazioni che aiuteranno a capire l’accaduto.


Federica Mogherini

Nella prossima settimana arriva in Israele il Ministro degli Esteri Federica Mogherini – un momento delicato, nel quale l’Italia avrà la responsabilità del semestre europeo-  la cui politica è affezionata ai cessate il fuoco bipartisan, siamo pronti a scommettere che lo ripeterà anche qui. Ci auguriamo le sia passata l’infatuazione giovanile per Arafat, anche se coltiva tuttora una particolare attenzione per le attività delle Ong filo-palestiniste.  Se al suo seguito non ci saranno le Morgantini di turno sarà già un buon inizio, sul quel che dirà facciamo tutti gli scongiuri possibili.


Angelo Pezzana


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