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Intervento in difesa di Israele all'Onu del Principe Verde, figlio di Hamas (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)
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Israele si prepara a ogni tipo di attacco da parte dei terroristi di Hezbollah (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)
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Manfred Gerstenfeld
Israele, ebrei & il mondo
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L’Europa impari da Israele come combattere il terrorismo 06/07/2017
L’Europa impari da Israele come combattere il terrorismo
Analisi di Manfred Gerstenfeld

(Traduzione di Angelo Pezzana)

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Una esercitazione antiterrorismo in Israele

In Europa gli esperti prevedono che le sconfitte dello Stato Islamico nei propri territori porterà l’organizzazione a promuove attacchi nei paesi europei. Lo stesso vale i gruppi terroristici simili, come al Qaeda. Senza contare le iniziative di singoli terroristi non affiliati a nessuna organizzazione specifica. L’Unione europea e gli stati membri stanno sviluppando iniziative che consentono l’identificazione di potenziali terroristi, aumentare lo scambio di informazioni, arrestare jihadisti di ritorno, prevenire la formazione di nuovi foreign fighters. Gli europei chiedono con insistenza maggiore sicurezza e aspettano dalla UE che svolga un ruolo più efficace, anche se l’intera situazione dovrebbe essere di competenza dei singoli stati membri.

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L'Ayatollah Ali Hosseini Khamenei

In Israele esistono soldati, o di riserva, in ogni famiglia, per questo conosciamo meglio degli europei come si combatte il terrorismo a tutti i livelli. Gli israeliani vivono da decenni vicino al terrorismo palestinese e ne conoscono le dinamiche, una attitudine mentale inesistente fra i cittadini europei. Anche un osservatore superficiale può rendersi conto da una serie di segnali da parte dei governi europei come sia improbabile la formazione di una mentalità anti-terrorista tra gli europei. Iran, il primo tra gli stati terroristi, progetta la distruzione di Israele, uno stato membro delle Nazioni Unite. Il leader supremo Ayatollah Ali Hosseini Khamenei lo predica agli iraniani e al mondo. Lo annuncia nella giornata di Al Quds ogni anno. La marcia del giugno di quest’anno si è svolta a Teheran con centinaia di migliaia di partecipanti. Manifesti del Presidente Donald Trump, del Primo Ministro inglese Theresa May e del Primo Ministro Benjamin Netanyahu recavano la scritta “ Morte al diabolico triangolo”.

Eppure, lo scorso giugno, il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif è stato ricevuto non solo dal Ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel, ma anche dal Presidente della Germania Frank-Walter Steinmeier. Nello stesso giorno si svolgeva a Berlino la Parata Al Quds, nella stessa capitale dove lo scorso dicembre il terrorista tunisino Anis Anri aveva assassinato 12 persone ferendone 49. La Parata Al Quds si è tenuta anche a Londra, con gran sventolio di bandiere Hezbollah, nella stessa città che ha visto due stragi compiute da musulmani dall’inizio di quest’anno. Per rappresaglia, e con la stessa motivazione, un terrorista affiliato alla setta ‘potere bianco’ attaccava la moschea di Finsbury. In Olanda, un gruppo legato a Hamas ha organizzato un congresso europeo a Rotterdam. Ma una silenziosa dimostrazione di protesta contro il congresso è stata proibita.

Un secondo aspetto problematico è lo scarso controllo della polizia ai confini stabiliti dopo l’accordo di Schengen, causa dell’enorme afflusso di rifugiati. Si è saputo che la polizia olandese ha nascosto un numero enorme di crimini commessi da immigrati, anche se poi ha negato a diversi responsabili il visto di ingresso. Un altro aspetto che rivela la mancanza di serietà dei governi è l’esistenza di ‘aree proibite’, definite anche ‘ aree particolarmente vulnerabili’. Sono quartieri in molti paesi nei quali la polizia non può più gestire la legge e l’ordine pubblico. Persino la Svezia, il paese che più di ogni altro accoglie rifugiati, in gran parte musulmani, è stata oggetto di attentati. Anna Nelberg Dennis, vice presidente della polizia svedese, ha dichiarato che “ nelle aree socialmente vulnerabili, gang criminali hanno creato una società parallela dove la legge è nelle loro mani”. Aggiungendo “ le gang non vogliono la presenza della polizia perché sono loro a controllare l’area. La polizia non deve entrarci”.

Vi sono altri ostacoli che creano una particolare attitudine mentale nella lotta al terrorismo. Gli europei desiderano proteggere la privacy e i diritti civili. Ma la guerra al terrorismo deve per forza prevederne una riduzione. Dopo che i terroristi musulmani hanno assassinato 130 persone a Parigi nel novembre 2015, venne creato uno stato nazionale di emergenza che attribuiva alla polizia più poteri, nelle indagini e negli arresti. Il Presidente Macron vuole la fine dello stato di emergenza e l’inclusione di alcune di queste misure nelle leggi esistenti. Questo ha provocato le proteste dei magistrati e dei gruppi che si occupano di diritti civili.

Dopo l’attacco terrorista di quest’anno in Gran Bretagna, il Primo Ministro Theresa May ha dichiarato di voler modificare le leggi sui diritti civili per affrontare il terrorismo. Il Partito Laburista all’opposizione ha ribadito che avrebbe votato contro. Visto che gli attacchi mortali nella UE sono commessi da musulmani, ecco un argomento tabù: una valutazione approfondita dei musulmani in Europa e il ruolo dell’islam in tutto il continente.

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Tra i molti temi da investigare c’è quale parte dell’islam sia compatibile con i valori europei, per quanto diluiti possano essere. Non è difficile provare la pericolosità insita nelle attitudini e nei comportamenti presenti nelle comunità musulmane in Europa. Israele ha imparato quanto duro sia agire contro il terrorismo, richiede il massimo dell’efficienza. Per dirla tutta: non sappiamo quanti altri europei devono ancora essere uccisi o feriti perché i loro governi e la gente in generale faccia propri il livello di sicurezza e di vigilanza come avviene in Israele. Come abbiamo visto nel recente rapporto del Jerusalem Center for Public Affairs “Lessons from Israel’s Response to Terrorism”, l’Europa ha ancora molto da imparare dal’’esperienza di Israele.

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Manfred Gerstenfeld è stato insignito del “Lifetime Achievement Award” dal Journal for the Study of Antisemitism, e dall’ International Leadership Award dal Simon Wiesenthal Center. Ha diretto per 12 anni il Jerusalem Center for Public Affairs.
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