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Manfred Gerstenfeld
Israele, ebrei & il mondo
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Che cosa ha insegnato la Conferenza di Hamas a Rotterdam 07/05/2017

Che cosa ha insegnato la Conferenza di Hamas a Rotterdam
Analisi di Manfred Gerstenfeld

(Traduzione di Angelo Pezzana)

Immagine correlata
a sin. locandina del congresso. a destra, il sindaco di Rotterdam

La conferenza organizzata a Rotterdam principalmente dal Palestinian Return Centre (PRC), legato a Hamas, si è svolta il 15 aprile 2017 senza incidenti, come avviene abitualmente in Olanda. Con l’eccezione dell’intervento di Tanja Hoogwef, consigliera comunale del Partito Leefbaar, le reazioni olandesi a questa organizzazione terrorista sono consistite in poche dichiarazioni di carattere politico e alcuni articoli.
Non era certo per mancanza di volontà che non ci sono state dimostrazioni pubbliche contro il convegno, ad esempio una organizzata da “Cristiani Olandesi per Israele” è stata proibita dalle autorità di Rotterdam in quanto non potevano garantire la sicurezza dei partecipanti. Non è stato invece un problema garantire la sicurezza dei terroristi, un ulteriore prova di come avanza pericolosamente l’islamizzazione in Olanda. Ne è un esempio Rotterdam, la città olandese dai molti problemi, che ha il tasso di disoccupazione più alto (più dell’11%). Questa pericolosa islamizzazione non va però confusa con le attività religiose e sociali –non politiche-dei musulmani.

Il giornalista Carel Brendel, ha redatto una lista di nove partecipanti alla conferenza di Rotterdam, sospettati di terrorismo, alcuni esponenti di primo piano di Hamas, altri che facevano parte della Flotilla per Gaza, alcuni leader della lobby ufficiale del PRC, altri ancora esponenti dei Fratelli Musulmani.
Le carte geografiche esposte durante la conferenza mostravano i territori palestinesi ma avevano cancellato Israele, secondo la politica genocida di Hamas. Fra gli interventi, quello di Nourdin El Ouali, leader del Partito olandese NIDA, che ha paragonato le vicende dei palestinesi a quella di Rotterdam, che fu pesantemente bombardata dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale.
Altro intervento quello del belga libanese Dyab Abou Jahjah,che è stato licenziato alcuni mesi fa dal quotidiano belga De Standaard per aver legittimato un attacco terrorista a Gerusalemme nella sua pagina di Facebook.

La pericolosa islamizzazione di Rotterdam ha molti aspetti, inclusi i continui richiami al conflitto israelo-palestinese.
Nel 2008 ci fu un tentativo nel consiglio comunale di gemellare Rotterdam con Gaza. Se fosse andato a buon fine avrebbe significato il progetto comune fra le due città del genocidio degli ebrei, come recita lo statuto di Hamas.
La richiesta era stata presentata dal Partito Socialista e dai Verdi, sostenuta anche da molti rappresentanti del Partito Laburista.
Queste manifestazioni pericolose da parte musulmana sono frequenti in Olanda. Cittadini di nazionalità turca residenti in Olanda hanno di recente votato il referendum che proponeva l’attribuzione al Presidente Erdogan di poteri dittatoriali. Circa 82.000 hanno risposto sì, meno di 34.000 no. Più del 70% dei turchi in Olanda si è schierato a favore di Erdogan, mentre in Germania sono stati il 63%.
Il leader dei Verdi tedeschi, Cem Ozdemir, il cui padre vive in Turchia, ha affermato che non si può “ godere dei vantaggi della democrazia in Germania e votare per una dittatura in Turchia. La pena di morte, la repressione delle minoranze, i matrimoni combinati con bambine non sono considerati valori in Germania”. Lo stesso ragionamento dovrebbe essere applicato ai sostenitori olandesi di Erdogan.

Nel 2016, il sindaco laburista di Rotterdam Ahmed Aboutaleb aveva deciso di partecipare a una missione commerciale in Israele, ma si opposero il Partito Socialista, NIDA e i Verdi di Sinistra. Eppure nel 2015, Aboutaleb aveva visitato l’Arabia Saudita con una missione commerciale, insieme a sei assessori comunali. Nella conferenza su citata, è intervenuto Ian Wijenberg, ex ambasciatore olandese in Arabia Saudita e Yemen,affermando che gli ebrei sono colpevoli di fascismo sin dagli anni venti del secolo scorso.
In Olanda Israele viene criticata molto più spesso dell’Arabia Saudita, che è oggetto di satira nelle trasmissioni popolari ma raramente dal governo olandese.

Un presentatore di questi programmi, Arjen Lubach, disse che gli olandesi combattono i terroristi insieme all’Arabia Saudita, vi sono scambi commerciali e le due famiglie reali hanno rapporti di amicizia. Lubach ricordò che quando morì il re saudita nel 2015, tutti gli amici del re vennero invitati. L’Olanda inviò una delegazione di massimo livello, il re Willem Alexander e il Ministro degli Esteri, il laburista Bert Koenders. Poi Lubach descrisse tutta una serie di leggi anti-democratiche che l’Arabia Saudita ha in comune con l’Isis: la pena di morte, il taglio delle mani quale punizione per certi reati e i matrimoni con minori. Aggiunse poi che mentre l’Olanda sta per produrre automobili a guida automatica, in Arabia Saudita guidare è proibito alle donne se non sono accompagnate.

Alla conferenza venne distribuito un volantino con l’elenco dei partiti da votare: Partito Socialista, Verdi di sinstra, Laburisti, il Partito turco-marocchino Denk e il Partito Animalista. Alcuni di questi partiti potrebbero non essere così soddisfatti che si venisse a sapere che lo statuto di Hamas progetta il genocidio degli ebrei.

I contenuti della conferenza hanno avuto una attenzione a livello internazionale. Il rabbino Abraham Cooper, del Simon Wiesental Center, ha scritto al Primo Ministro Mark Rutte. Jeff Daube, direttore israeliano della Zionist Organization of America, ha inviato un messaggio a un membro del Congresso. Entrambe le lettere sono visibili su internet, così come gli articoli apparsi sulle agenzie ebraiche JTA e JNS. Altro materiale è stato diffuso tra i consiglieri del Consiglio Municipale di Rotterdam.

Nelle ultime settimane è stato segnalato il ruolo ambiguo del sindaco Aboutaleb nei confronti della conferenza e il divieto alla manifestazione silenziosa contro il convegno.Dopo la strage di Parigi del gennaio 2015, i media olandesi dissero che in Olanda non vi sarebbe stato posto per chi avesse approvato gli attacchi, il sindaco disse “ nel nome del cielo, fate i bagagli e andatevene”
Queste recenti posizioni di Aboutaleb potrebbero essere un segnale di un suo cambiamento, che potrebbe essere dovuto dal risultato delle lezioni parlamentari, quando Denk a Rotterdam ha superato i laburisti.
Seguire da vicino il futuro comportamento di Aboutaleb sarà un aspetto di tanti altri sviluppi che contrassegnano una città problematica come Rotterdam.

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Manfred Gerstenfeld è "Emeritus Chairman of the Jerusalem Center for Public Affairs"
Ha ricevuto il "Lifetime Achievement Award by the Journal for the Study of Antisemitism" e l' " International Leadership Award" dal Simon Wiesenthal Center.
Collabora regolarmente a Informazione Corretta.
.E' appena uscito il suo nuovo libro "The war of a million cuts" (in inglese). E' una analisi di come ebrei e Israele sono delegittimati e come farvi fronte, recensita alla pagina http://jcpa.org/book/the-war-of-a-million-cuts-the-struggle-against-the-delegitimization-of-israel-and-the-jews-and-the-growth-of-new-anti-semitism

www.jerusalemonline.com
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