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Manfred Gerstenfeld
Israele, ebrei & il mondo
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Terrorismo: il caso della Germania 02/01/2017
Terrorismo: il caso della Germania
Commento di Manfred Gerstenfeld

(Traduzione di Angelo Pezzana)

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I recenti attacchi terroristici cambieranno qualcosa in Europa? L’Unione europea è lontana dall’essere una società uniforme. Un attacco terrorista in Germania, Francia o Belgio non avrà un forte impatto sulla vita quotidiana degli altri paesi. Per quanto riguarda la Germania, un cambiamento radicale potrà avvenire probabilmente soltanto dopo una serie di altri attacchi. La Cancelliera Angela Merkel si è mostrata molto determinata contro chi la critica per la sua politica di accoglienza verso i rifugiati. L’autore della strage di Berlino, Anis Amri, nella quale sono morte 12 persone e una cinquantina di feriti, è un anello di una lunga catena, resa possibile della abolizione dei confini. Come è avvenuto in luglio a Monaco, dove un tedesco di origini iraniane ha ucciso 9 persone, ma anche prima, con gli stupri contro le donne a Colonia e in altre città tedesche durante il capodanno vigilia del 2016. Vi sono stati altri crimini e arresti che hanno impedito che altri attacchi venissero compiuti. È stato fermato anche un musulmano estremista che lavorava nei Servizi Segreti tedeschi.

Per capire i vari aspetti dell’attuale terrorismo dobbiamo ricordare quanto tempo ci volle negli Usa prima di capire la portata dell’11 Settembre, pur con i suoi 3.000 morti. Oggi, giudicando le posizioni anti-musulmane di Trump con degli stereotipi, si rischia di ripetere lo stesso errore escludendo il legame dei terroristi con l’islam. L’anno scorso, ho vissuto una esperienza curiosa mentre tenevo una conferenza a un gruppo di tedeschi in visita in Israele. Mi chiedevano sempre come spiegavo la politica dei confini aperti della Merkel e il suo affermare “ci riusciremo” (wir shaffen das), anche loro trovavano la sua politica senza alcun nesso logico. Mi richiamavo allora ai tre possibili motivi che avevo analizzato in un articolo nel settembre 2015, quando la Merkel rese pubblico il suo programma. Il primo era la volontà della Merkel di dimostrare che la Germania era cambiata, quella nuova prendeva le distanze da quella del nazismo. Contro la Germania che deportava o uccideva chi considerava stranieri, quella nuova accoglieva calorosamente i migranti dal terzo mondo.

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Angela Merkel

L’afflusso enorme di rifugiati ha, invece, accresciuto le posizioni della destra, tra cui la immediata crescita del Partito anti-islam AfD. Un sondaggio –prima della strage di Berlino- lo dava come terzo partito, al di sopra, con il 10-15%, dei Verdi e della Sinistra, e anche del vetusto Partito Liberale FDP. In più, sempre più tedeschi credono che l’integrazione dei rifugiati sarà un fallimento. Il secondo motivo è il basso tasso di natalità in Germania. Senza immigrazione, l’attuale popolazione di 81 milioni è destinata a scendere, creando una mancanza di giovani lavoratori nelle prossime generazioni, anche nell’assistenza agli anziani. Non sappiamo quanti rifugiati sono arrivati in Germania dal settembre 2015, anche perché molti non sono stati registrati, ma la stima è più di un milione. Non è chiaro se i benefici che il paese riceverà saranno maggiori dei problemi che avranno causato. Il terzo riguarda il mentore della Merkel, l’ex Cancelliere cristiano democratico Helmut Kohl, che verrà ricordato per la sua coraggiosa decisione di avere unificato le due Germanie.

Merkel, rieletta due volte, ha dietro di sè una onorevole carriera dal 2005, ma finora non aveva compiuto atti che le guadagnassero un posto nei libri di storia. È probabile che, visti i risultati disastrosi della sua politica verso i rifugiati, entrerà nella storia, ma in senso negativo. Dopo la strage di Berlino, vi furono molte proposte per trovare una soluzione. Migliorare le politiche di integrazione, rafforzare i servizi di intelligence, aumentare il numero delle telecamere nei luoghi pubblici, dare migliori equipaggiamenti e sostegno politico alle forze di polizia. Si sono resi evidenti due problemi, che la Germania dovrebbe prendere in considerazione dopo il referendum Brexit e l’elezione di Donald Trump: l’urgenza di controllare i propri confini e avere meno rifugiati clandestini. Per realizzarlo, deve uscire o limitarlo drasticamente - dall’accordo Shengen sui confini aperti tra i paesi della UE -.

Generalmente, gli ebrei sono i primi a registrare l’impatto negativo dovuto a una forte immigrazione da paesi musulmani con una alta percentuale di antisemitismo. Ciò che succede a loro è spesso la cartina di tornasole di quello che poi capiterà anche agli altri. Affermano queste preoccupazioni i dirigenti delle comunità ebraiche e alcuni commentatori ebrei. In Germania non è ancora avvenuto, a differenza di Francia e Belgio. Gli attacchi di Colonia e le varie stragi di Monaco e Berlino sembrano occasionali. Non hanno colpito per primi gli ebrei, ma tedeschi, indistintamente. Vedremo se questa sarà una nuova tendenza.

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Manfred Gerstenfeld è stato presidente per 12 anni del Consiglio di Amministrazione del Jerusalem Center for Public Affairs. Collabora con Informazione Corretta. E' appena uscito il suo nuovo libro "The war of a million cuts" (in inglese). E' una analisi di come ebrei e Israele sono delegittimati e come farvi fronte, recensita alla pagina http://jcpa.org/book/the-war-of-a-million-cuts-the-struggle-against-the-delegitimization-of-israel-and-the-jews-and-the-growth-of-new-anti-semitism/


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