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Manfred Gerstenfeld
Israele, ebrei & il mondo
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Israele: I partiti fanno la fila per entrare nel prossimo governo 31/12/2012

Israele: I partiti fanno la fila per entrare nel prossimo governo
Analisi di Manfred Gerstenfeld

 (Traduzione di Angelo Pezzana)

                                                                                       Manfred Gerstenfeld

Alcune settimane fa, un sondaggio ha rivelato che l’81% degli israeliani era sicuro che Benjamin Netanyahu sarebbe stato rieletto Primo Ministro alle elezioni del 22 gennaio. Unfatto rivelatore del tiepido interesse verso la campagna elettorale. Durante le elezioni del 2009, la battaglia per diventare Primo Ministro fra Netanyahu e Tzipi Livni – allora leader di Kadima – era al centro della campagna.

 La preoccupazione oggi di Netanyahu è diversa, non perdere troppi seggi dei 42 dell’attuale Knesser appartenenti a Likud/Israel Beitenu. I sondaggi indicano una calo tra i 6 e i 9 seggi degli attuali 42. Nello stesso tempo, il Partito nazional-religioso “Casa degli ebrei”, guidato da Naftali Bennet, arriva a 10/15 dagli attuali seggi, paragonati ai 5 provenienti da due gruppi separati.

 All’inizio, Likud/Israel Beitenu avevano focalizzato gli attacchi contro i partiti del centro-sinistra. I loro portavoce, così come i partiti di centro-sinistra, attaccavano fortemente Bennet, dopo che aveva dichiarato che sarebbe andato in prigione piuttosto che espellere ebrei dalle loro case. Bennet aveva poi subito smentito, ma, nonostante ciò, la stretegia del Likud era rimasta quella di attaccarlo frontalmente, persino Netanyahu si era espresso contro di lui personalmente, invece di delegare altri al suo posto. Ma il risultato è stato fallimentare, perchè ha lanciato Bennet al centro della compagna, che altrimenti sarebbe stata fiacca. Likud e Israel Beitenu sono persino stati multati per avere promosso pubblicità anonime contro Bennet.

 Anche il candidato di estrema destra Likud, Moshe Feiglin, aveva criticato quella linea, dicendo che avrebbe fatto perdere voti in favore di Bennet. Come poi hanno confermato tutti i sondaggi, che hanno poi rivelato che un terzo delle dichiarazioni di voto per “La casa degli ebrei” veniva da un elettorato laico, e che il 40% erano elettori sotto i 30 anni. Dopo la smentita di Bennet, si sono levate voci all’interno del Likud che sostenevamo  che rifiutarsi di espellere ebrei dalle loro case era la cosa gista da fare. Questo aveva incoraggiato Bennet a chiedere a Netanyahu di non sostenere più il progetto dei due stati.

Intanto Avigdor Lieberman si era dimesso dal Ministro degli Esteri dopo che l’Avvocato Generale dello Stato Yehuda Weinstein aveva presentato contro di lui alla Knesset una denuncia per frode e abuso di fiducia. Per questa accusa, Lieberman sta tenedo un basso profilo nella campagna elettorale, anche se ha già annunciato che manterrà nella prossima Knesset  la presidenza del Comitato per gli Affari Esteri fino alla assoluzione.

 Il vuoto politico risultato dalla creazione di un partito unico Likud/Israel Beitenu e l’impossibilità di Lieberman di giocare un ruolo importante nella compagna elettorale, hanno consentito a Bennet una posisione di rilievo alla destra di Netanyahu e di accusarlo di voler formare il prossimo governo con I due nuovi partiti di centro-sinistra “Il Movimento” di Tzipi Livni e “C’è un futuro” di Yair Lapid.

Con il probabile ritorno al governo di Netanyahu, sono molte le voci che si sono diffuse sulla sua composizione. Aryeh Deri, uno dei due leader del partito ultra-ortodosso “Shas”, ha dichiarato che il suo partrito entrerebbe volentieri in una coalizione di governo con Netanyahu. Altre voci sono state messe in giro su un supposto incontro tra Livni e Netanyahu, nel quale  si sarebbe dichiarata pronta a entrare nel governo con la carica di Ministro degli Esteri. Ma le reazioni negative nel Likud hanno spinto Netanyahu a dichiarare che la carica apparteneva a Lieberman e che, oltre a tutto, non condivideva le posizioni di Livni.

 La leader laburista Shelly Yachimovich ha sfidato Netanyahu in un dibattito alla Tv, presentandosi quale leader del centro-sinistra, dichiarandosi portatrice di un programma di riforme sociali,  per smentire chi accusava i laburisti di avere abbandonato i vecchi ideali ha aggiunto che i negoziati di pace con i palestinesi devono riprendere. Anche Livni dichiara che la pace si raggiungerà con i negoziati, mentre Yair Lapid si presenta come il portavoce della classe media, dicendo che si schiererà contro gli abusi in campo economico, verso i lavoratori e chi serve la patria nell’esercito. Nessun aumento delle tasse, quindi.

 Il Ministro delle Finanze Yuval Steinitz conferma che nel 2013 non vi saranno nuove tasse, anche se il Governatore della Banca di Israele Stanley Fischer ha detto in pubblico che c’è bisogno di alzarle. Ma queste discussioni non hanno suscitato molto interesse.

In quanto alla deputata del Balad Hanin Zoabi,  la Corte Suprema ha deciso all’unanimità che  può candidarsi alle prossime elezioni,capovolgendo la decisione del Comitato Centrale Elettorale. Il Likud ha reagito, affermando l’attuale legge che regola la materia e che ha reso possibile la decisione della Corte deve essere cambiata.

La compagna entra adesso nella fase finale, con i dibattiti sui media. L’argomento principe sembra essere se Likud/Israel Beitenu fermeranno il declino rilevato nei sondaggi, se “La casa degli ebrei” riuscirà a mantenere il buon livello raggiunto e se fra gli elettori quanti  voteranno per i partiti minori del centro-sinistra, “ Israele è forte”, “Tutta la nazione” del rabbino Haim Amsallem e “Kadima”. Ma la domada è: supereranno lo sbarramento del 2% ? 

Manfred Gerstenfeld fa parte del Consiglio di Amministrazione del Jerusalem Center for Public Affairs, dove è stato presidente per 12 anni. Collabora con Informazione Corretta


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