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Mordechai Kedar
L'Islam dall'interno
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Che cosa succederà dopo la caduta dell’ISIS? 14/10/2017

Che cosa succederà dopo la caduta dell’ISIS? 
Analisi di Mordechai Kedar

(Traduzione dall’ebraico di Rochel Sylvetsky, versione italiana di Yehudit Weisz)

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 Tutto fa pensare che la città siriana di Raqqa, ultima roccaforte dell’ISIS (lo Stato Islamico dell'Iraq e della Siria, il cosiddetto Daesh), a breve sarà liberata. Da tutto questo naturalmente sorge la domanda: cosa accadrà dopo quel momento tanto atteso? 
È importante distinguere nell’Isis tre aspetti: l'organizzazione, i membri e l’ ideologia. 
L'organizzazione verosimilmente sarà sconfitta e distrutta, perderà il vasto territorio che aveva occupato e il suo regime di breve durata verrà relegato nel dimenticatoio della Storia. Tuttavia, molti dei suoi membri sono ancora in circolazione, portando con sé la volontà di vendicarsi su tutti coloro che li hanno attaccati (come gli Stati Uniti e i membri della coalizione anti-ISIS ), su coloro che hanno mancato di venire in loro aiuto (i Paesi musulmani dell'ex URSS) o su quelli che li hanno aiutati all'inizio e poi hanno girato loro le spalle ( Turchia e Arabia Saudita).

Oggi sono sparsi in tutto il mondo. Alcuni hanno creato delle "cellule ISIS" in Sinai, Libia, Yemen, Nigeria, Mali, Filippine e altrove, adeguando la struttura e le attività in tutti questi territori. Non importa l'esistenza di un governo efficiente o la sua assenza, la presenza di una popolazione di sostegno o la sua mancanza, l'esistenza di un'infrastruttura organizzativa locale a cui potersi connettere oppure no. 
Una situazione simile si era creata in Afghanistan quando alla fine del 2001 fu eliminata al Qaeda e il suo ramo iracheno si era unito alla popolazione sunnita e ai resti dell'esercito di Saddam, per trasformarsi nell’ ISIS, sfruttando l'effetto del deterioramento del regime iracheno a partire dal 2003 e quello siriano nel 2011. 

Ogni cellula, però, deve affrontare gli stessi problemi di fondo che si trovano in tutte le organizzazioni islamiche estremiste. Ogni organizzazione genera conflitti interni sull’osservanza delle leggi religiose e sulle loro applicazioni pratiche, su come definire la sovranità territoriale oppure se rimanere non-territoriali come al Qaeda; litigano anche su quali punizioni infliggere ai trasgressori, e quali saranno i limiti dell'autorità del loro leader, come chiamarlo (califfo?), quali rapporti instaurare con organizzazioni analoghe; quale dovrà essere lo statuto dell'organizzazione (arabi contro non arabi, musulmani di nascita contro i convertiti), per citarne solo alcuni. 
Le organizzazioni simili all'ISIS sono generalmente molto disprezzate dalle popolazioni locali su cui vogliono governare, indipendentemente dal fatto che siano o meno musulmane. Le organizzazioni sono generalmente considerate con occhi ostili dalle popolazioni vicine. Questo può essere espresso attraverso una forma di non collaborazione, ma può anche sfociare in una guerra. 

Un'altra domanda riguardante la caduta dell’ ISIS è questa: quale sarà l'effetto della fine del sogno del risorto califfato sul mondo islamico? Questo è un problema complesso perché la caduta dell’ ISIS rafforzerà la posizione degli anti-islamisti, in particolare per quanto riguarda i ranghi politici ad esso collegati. 
È ipotizzabile che l'indebolimento cui stiamo assistendo da parte di Hamas, così come il suo accordo per migliorare i rapporti con OLP e Anp, sia il risultato dell'atmosfera politica anti-islamista generata dall’imminente crollo dell’ISIS. 
D’altra parte, il fatto che l'ISIS sia sunnita rafforza l'asse sciita.
Il lento avvicinarsi dei leader sunniti (la Turchia e i Sauditi) in direzione dell'Iran è una prova del rafforzamento sciita a spese dei sunniti. 

Trump potrebbe soffocarlo sul nascere se intraprendesse misure significative contro l'Iran sull'accordo nucleare, sui missili balistici e sull’esportazione di terrorismo. La cosa più grave è che l'idea di un califfato islamico non è morta, perché vive nei libri sacri, nei libri di testo, nelle prediche del venerdì, sui siti internet e in molti milioni di cuori. 
Può essere una speranza teorica oggi, ma potrebbe risorgere facilmente come la fenice, scuotendo i ricordi delle sconfitte odierne. Ci sarà sempre chi sogna la gloria del passato: riportare in vita i giorni dei "padri fondatori", il periodo di Maometto e dei suoi compagni, la cui vita pura e ideale è un esempio sempre rilevante di come scegliere il giusto modo di vivere, anche se basato sul taglio della testa ai traditori, sul taglio delle mani ai ladri, sulla lapidazione delle donne sospettate di infedeltà e nel dare alle fiamme i nemici.

È evidente è che la lotta contro l’Occidente permissivo ed eretico, edonistico, materialistico e drogato continuerà con atti di terrorismo dei lupi solitari o di piccoli gruppi. I non musulmani in Europa, in America, in Australia e negli USA continueranno a subire attacchi e stragi, stupri e violenze contro le donne e i giovani, distruzioni nei luoghi pubblici e altre forme di lotta da parte di musulmani contro tutti. L’organizzazione dell’ISIS presto crollerà, ma lo spirito della lotta islamica contro l' “altro”, che ha alimentato per quattro anni, farà sì che il mondo continuerà a percepire le sue vibrazioni negative. Non è stato l’ISIS a creare tali vibrazioni, ma è sua la responsabilità di averle diffuse: il mondo dovrà soffrirne le conseguenza ancora per moltissimo tempo.

 Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi.
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