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Mordechai Kedar
L'Islam dall'interno
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Una festa gioiosa e un mondo triste 20/09/2016
Una festa gioiosa e un mondo triste
Analisi di Mordechai Kedar

(Traduzione dall’ebraico di Rochel Sylvetsky, versione italiana di Yehudit Weisz)

A destra: l'albero dell'islam

Questo mese, come previsto dal calendario islamico, due milioni di musulmani faranno l’Hajj, il pellegrinaggio obbligatorio alla Mecca. L’Hajj è uno dei cinque pilastri fondamentali dell’Islam, un comandamento che ogni musulmano deve rispettare almeno una volta nella vita. Con l’Hajj giungono musulmani da tutto il mondo islamico, ugnuno diverso dall’altro per colore della pelle, lingua, abbigliamento, cultura e costumi, ma tutti prendono parte ai rituali secondo i dettami rigorosi originari del codice Hanbali (scuola di diritto dell’Islam sunnita) come viene oggi interpretato dal regime saudita wahabita.

L'Hajj simboleggia il raduno di tutti i musulmani nella “ Casa di Allah”, così come l’amore e l’affetto che ci si aspetta debba regnare tra i musulmani e la felicità che li unisce nella devozione collettiva in onore di Allah. La veste indossata dai pellegrini, l’“ihram” , di tela bianca senza tasche, indica la modestia che l’uomo deve mostrare quando viene alla casa del suo Signore e l’assenza di tasche dimostra che tutto appartiene ad Allah, che i beni dell’uomo non valgono niente, al massimo sono temporanei ed effimeri. Il fatto che gli abiti indossati siano identici, simboleggia che tutti sono uguali davanti ad Allah, ricchi e poveri, re e servi, gli uomini degni di onori e quelli spregevoli. Il colore immacolato dell’ihram esprime il perdono per le trasgressioni che avviene con l’Hajj, in cui ogni uomo che si pente viene purificato dai suoi peccati.

L’Hajj è un’esperienza emotiva sconvolgente, il più grande raduno di massa al mondo. L’incontro intenso e affollato tra musulmani provenienti da una miriade di culture diverse, rituali religiosi, richieste e preghiere, tutto trasforma l’Hajj in un’esperienza di estasi da conservare per sempre nel cuore dei credenti, sensazione che mai più avranno l’occasione di provare, in nessun altro luogo al mondo. I pellegrini ritornano dall’Hajj con gli occhi ardenti, le vene permeate di adrenalina religiosa, un accresciuto e rinnovato fervore e un’intensa fedeltà ad Allah. La maggior parte di coloro che ritornano dall’Hajj, esprimono questo nuovo slancio con l’adesione ai comportamenti che sono centrali per l’Islam: le cinque preghiere al giorno, il digiuno durante il Ramadan, la carità verso i poveri, l’abbigliamento modesto, la correttezza nel comportamento e nella parola, l’evitare peccati e trasgressioni e migliorare le relazioni con la famiglia e con gli estranei.

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Pistola e Corano: ecco il terrorismo islamico

Alcuni di coloro che ritornano dall’Hajj interpretano la loro superiore intensità religiosa, non solo come una ragione per opporsi all’inclinazione al male insita nell’animo umano, ma anche contro gli infedeli. E così, non sono pochi i jihadisti che combattono, inseriti nei vari gruppi terroristici, che vengono all’Hajj per incontrare i più vulnerabili ai loro sforzi di fare proselitismo. Un raduno così massiccio in una città di medie dimensioni come La Mecca, provoca forti problemi di sicurezza a causa dell’estremo affollamento, dovuto al fatto che tutti devono eseguire gli stessi riti contemporaneamente e nello stesso giorno. La famiglia reale saudita investe enormi somme per creare un’infrastruttura che possa permettere alla folla di eseguire i rituali in modo sicuro, costruendo ponti, vicoli, passaggi, marciapiedi e strade per creare un ambiente sicuro per i milioni di persone che vengono all’Hajj. Il re saudita si fa chiamare “Custode dei Luoghi Santi”, per conferire sacralità a se stesso e al suo regime. Questa è la ragione per cui si sente responsabile della sicurezza di tutta l’ organizzazione. I sauditi costruiscono migliaia di tende climatizzate per i pellegrini, e mettono a disposizione decine di migliaia di pecore in modo che possano celebrare “Id al Adha”, la “festa del sacrificio” che conclude l’Hajj. Spesso, però, ci sono disguidi e incomprensioni: può succedere che due gruppi, ognuno composto di decine di migliaia di persone, marcino per errore l’uno verso l’altro, il risultato è tragico perché molti pellegrini vengono calpestati e molti muoiono cercando di fuggire presi dal panico.

L’anno scorso cadde una gru che uccise decine di persone, ma fu la rissa scoppiata tra la polizia saudita ed i pellegrini iraniani ad aver causato molti morti. I pellegrini provenienti dall’Iran sono sciiti e i sauditi li sospettano di aver tentato di eseguire rituali secondo la tradizione sciita, contrastanti con i principi islamici sunniti, e certamente contrari alla versione wahabita. Negli anni passati c’erano già stati altri scontri tra i pellegrini iraniani e la polizia saudita. Quest’anno l’ostilità tra Iran e Arabia Saudita è iniziata nuovamente a causa degli incidenti che si erano verificati in passato. Gli scontri hanno raggiunto una tale forza che il Mufti dell’Arabia Saudita ha dichiarato Khamenei, il Supremo Ayatollah dell’Iran sciita, un “Amgushi”, cioè un non musulmano, un eretico, un seguace della religione persiana preislamica travestito da musulmano.

Non vi è alcun appellativo più offensivo nel dizionario musulmano della parola “Amgushi”. Di conseguenza, quest’anno Khamenei ha deciso di spostare l’Hajj dalla Mecca a Karbala, la città irachena più vicina alla Mecca. E’ stato lì che nell’anno 680 d.C., Hussein Ibn Ali, il leader dei ribelli sciiti, era stato ucciso e decapitato da un’unità militare del califfo sunnita omayyade, Yazid ibn Muawiyah. La risposta iraniana e sciita al saudita “Amgushi” è stata espressa da disegni offensivi e sprezzanti che sono apparsi sui social media, come quello titolato: L’albero maledetto nel Corano: un disegno sciita anti-saudita apparso sui siti web sciiti. Questo disegno si basa su una citazione dal Corano, descrive un albero maledetto e lo mostra con le parole: “La famiglia dei Saud” sul suo tronco, mentre verso la parte inferiore dell’albero appaiono le seguenti parole: “Fate sapere al mondo intero che la famiglia dei Saud è la ragione della Catastrofe araba e islamica ( “Naqba”). La radice della distruzione e della rovina in questo mondo”. A destra dell’albero ci sono le parole: “La famiglia dei Saud - le code degli ebrei”, a evidenziare la voce sciita secondo cui i membri della famiglia dei Saud in realtà discendono dagli ebrei che vivevano nell’Oasi di Khyber fino al 7 ° secolo e hanno finto di essere musulmani fino ad oggi, ma in segreto sono veramente ebrei, nonostante l'Hadith dichiari che “non esistono due religioni nella penisola araba”.

Le foglie sull’“albero maledetto” sono il wahabismo, le auto piene di esplosivo, il crimine, la macellazione, la distruzione, l’istigazione, l’etnia, il terrorismo, le esplosioni, il “takfir" ( l’accusa dei musulmani di essere eretici), Jabhat al Nusra, le guerre civili, ISIS, al Qaeda, Boko Haram. A sinistra dell’albero c’è una bandiera verde saudita con una spada, ma invece della Shahada (la testimonianza , il credo islamico che dichiara che non vi è alcun Dio se non Allah e che Maometto è il suo profeta) che di solito è sulla bandiera , c’è scritto “Possa Allah maledire la Casa dei Saud”.

Questa spaccatura evidenziata durante l’ Hajj è solo un altro aspetto della guerra tra i sauditi e gli iraniani in Yemen, Iraq, Siria e Libano, per cui credo sia vicino il giorno in cui i razzi voleranno in aria dall’Iran all’ Arabia Saudita e viceversa. Sarà uno sviluppo disastroso per il mondo intero, perché queste due potenze hanno entrambe invitato l’alleato massimo per aiutarle, Allah, ed entrambe le parti rivendicano che stanno combattendo nel suo nome. Di fronte a questo delirio il mondo non può fare nulla, perché nessuna considerazione terrena o umana sarebbe in grado di porre fine a una guerra che impegna Allah contro l’infedele.

Considerazioni economiche, infrastrutture petrolifere, perdita di vite umane e danni ad altri Paesi non hanno il minimo effetto su Allah e sul suo esercito, e se – il cielo non voglia - scoppiasse una vera e propria guerra tra l’Arabia Saudita e l’Iran, sarà una guerra con il finale più amaro, con l’uso di armi chimiche e biologiche. Se una delle parti ha armi atomiche, è del tutto possibile che vengano impiegate. Sottolineo questo aspett perché sia ​​l’Arabia Saudita che l’Iran, possono disporre di armi nucleari, dato che l’Iran ne ha sviluppato di proprie e i sauditi le hanno acquistate dal Pakistan. I leader mondiali, in particolare quelli che hanno dato il loro sostegno ad allentare le sanzioni contro l’Iran e hanno permesso a quel Paese di promuovere progetti nucleari militari e di poter continuare a sviluppare il proprio arsenale di missili, dovranno rispondere per le decisioni che hanno preso, che potrebbero portare il Medio Oriente e altre parti del mondo, a un punto di non ritorno, la guerra nucleare.

Ed è così che l’Hajj, il pellegrinaggio che dovrebbe portare l’umanità più vicina ad Allah e ad una vita spesa sotto la sua ombra protettiva, può portare i sauditi, gli iraniani e forse altri Paesi verso la morte sotto l’ombra di un fungo atomico. Una cultura i cui concetti vanno dall’“albero maledetto” all’“Amgushi”, che incorpora l’onnipotente Allah nelle sue fila, potrebbe trovare perfettamente accettabile la distruzione del mondo, costruito dall’uomo per l’uomo.

Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi.
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