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Zvi Mazel/Michelle Mazel
Diplomazia/Europa e medioriente
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Manifestazioni: l'eccezione israeliana 16/07/2023
Manifestazioni: l'eccezione israeliana
Analisi di Michelle Mazel

(traduzione di Yehudit Weisz)


Questa grande democrazia che è la Francia, ha appena attraversato un periodo turbolento.  Un'esplosione di violenza che non ha risparmiato alcuna parte dell’esagono. Dalla notte tra il 27 e il 28 giugno e fino alla notte tra il 3 e il 4 luglio, il Ministero dell'Interno ha registrato ben 12.202 incendi di bidoni della spazzatura e 5.892 incendi di automobili. Ci sono anche 1.105 edifici bruciati o degradati. Sono state attaccate delle caserme dei vigili del fuoco e delle stazioni di polizia. In totale, 737 membri delle forze dell'ordine sono rimasti feriti, alcuni in modo grave. La maggior parte era stata deliberatamente presa di mira da rivoltosi incappucciati. Grazie a quei giorni di anarchia, migliaia di negozi sono stati devastati e saccheggiati da teppisti, spesso in bande. Ma perché questo accesso febbrile? Si dice che sia dovuto in seguito alla morte di un piccolo delinquente di diciassette anni, ucciso durante un controllo della polizia. Il fuoco cova ancora sotto le ceneri e i festeggiamenti della Festa Nazionale sono sotto alta tensione. La notte dal 13 al 14 è stata relativamente calma secondo le autorità. In Francia sono stati bruciati solo 218 veicoli, una cifra inferiore del 33%  rispetto a quella nella stessa data dello scorso anno, quando furono dati alle fiamme 326 veicoli.        

Protests continue in Israel against proposed judicial changes | Protests  News | Al Jazeera  

In Israele, è ormai da diversi mesi, che le proteste continuano settimana dopo settimana, mobilitando centinaia di migliaia di persone in tutto il Paese. La polizia ha molto da fare per mantenere l'ordine e impedire che questi assembramenti degenerino. Si tratta di uomini e donne che marciano a volto scoperto e con la bandiera nazionale in mano. Loro si oppongono alla riforma strutturale che il governo è determinato ad attuare, considerando che essa gli conferirebbe dei poteri quasi dittatoriali e renderebbe impossibile qualsiasi controllo giudiziario. Il governo nega, sostenendo che sono i giudici ad aver usurpato le prerogative dell'esecutivo. Cita la sua larga maggioranza in parlamento per dimostrare che le misure che sta valutando rispondono alle aspirazioni dei cittadini che lo hanno eletto. Da entrambe le due parti si pretende di battersi per la democrazia. In questa atmosfera surriscaldata, notiamo un curioso fenomeno. Non vediamo tra la folla dei manifestanti, dei “giovani” o dei meno giovani incappucciati Nessuno ha colto l'occasione di approfittare del caos per spaccare le vetrine dei negozi e fare man bassa del contenuto. Nessun veicolo è stato incendiato. Nessuno ha attaccato la polizia, se escludiamo gli spintoni quando gli agenti cercano di cacciare i manifestanti. Nessun degrado degli edifici pubblici, le scuole non vengono date alle fiamme. Ma, per i suoi detrattori, e ce ne sono molti, Israele è ben lungi dall'essere una democrazia. Del resto, uno di quei troll che Le Monde accoglie sempre senza scrupoli, spiega: “Non sono quelli che stanno manifestando in questo momento coloro che sono andati a invadere la Palestina, ma un esercito agli ordini dello stesso governo d’estrema destra al potere, che cerca di far passare questa legge per abbattere un contropotere che gli è contrario (e per una buona ragione!).”

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Michelle Mazel

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