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Ugo Volli
Cartoline
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Quel che accade in Arabia 08/11/2017
Quel che accade in Arabia
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

A destra: Mohammed bin Salman

Cari amici,

la settimana scorsa a Riad, capitale dell’Arabia Saudita sono successe tre cose veramente inaudite. Ne avete probabilmente letto qualcosa una per una, anche da me, ma per capire che cosa è in gioco bisogna metterle assieme. Le tre cose sono il missile che è stato abbattuto sopra l’aeroporto, l’arresto di più di una ventina di principi e alti funzionari e le dimissioni del premier libanese Hariri, comunicate per l’appunto da Riad, dove si trova ancora e non si sa se tornerà a Beirut.

Iniziamo dal missile. Sembra chiaro che è stato sparato dallo Yemen, che però dista almeno 1000 chilometri. Fare arrivare da questa distanza un razzo che è abbastanza minaccioso perché sia necessario abbatterlo, implica una tecnologia che non è certo made in Yemen. Non si tratta di un’arma come quelle di Hamas, ma di un sistema che ha la gittata e la precisione che nella zona ha solo l’Iran (e che cerca di fornire a Hezbollah contro Israele). I sauditi l’hanno sottolineato e hanno fatto proprio il nome di Hezbollah come esecutori del lancio. E’ un atto di guerra vera (http://www.israelhayom.com/2017/11/07/saudi-arabia-sees-hezbollah-aggression-as-lebanese-declaration-of-war/), non di guerriglia, che mostra il livello di scontro fra Arabia e Iran. Come proseguirà non è chiaro, ma l’escalation militare è certamente una possibilità.

Immagine correlata
Iran vs Arabia Saudita

Passiamo a Hariri, che si è dimesso nella capitale araba dicendo che la propria vita è minacciata da Hezbollah e che il problema è il tentativo dell’Iran, attraverso la Siria e Hezbollah, di prendere il potere sul Libano. Come vedete i protagonisti sono gli stessi: Arabia, Iran, Hezbollah, con l’aggiunta di Siria e Libano. Basta guardare una cartina geografica per capire che l’Iran sta cercando di accerchiare il mondo sunnita (Iraq, Siria, Libano, Arabia, Giordania, Egitto) con una manovra a tenaglia: a Ovest ha già in mano il governo iracheno, sta facendo vincere Assad in Siria, ha neutralizzato l’indipendenza curda grazie all’accordo con la Turchia che fa il doppio gioco essendo sunnita, e ha in mano lo stato libanese attraverso Hezbollah, tanto da far pensare Hariri di rischiare la stessa sorte di suo padre, ammazzato dieci anni fa da Hezbollah. A Est l’Iran ha l’alleanza del Qatar, che fa il doppio gioco come la Turchia, sta da anni cercando di destabilizzare Bahrein e la costa dell’Arabia sul Golfo persico grazie alle minoranze sciite, e l’ha già fatto in Yemen sostenendo la minoranza Houti. Anche in questo caso, dunque, è guerra aperta.

Il terzo fatto sembra solo interno. Il principe Mohammed Bin Salman, erede al trono e uomo forte del regno, ha fatto arrestare un paio di dozzine di principi suoi cugini, ministri, grandi industriali (fra cui il fratello di Osama Bin Laden: http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=999920&sez=120&id=68190), sotto accusa di corruzione. Una retata inaudita in un paese normale e veramente catastrofica in un regno feudale dominato da una famiglia estesa di qualche centinaio di principi, come l’Arabia che porta il nome della famiglia (“saudita”). Non si sa se sia un segno di debolezza (http://www.israelhayom.com/2017/11/07/saudi-crown-princes-anti-corruption-bid-is-a-risky-gamble/) o di forza (http://www.jpost.com/Middle-East/Saudi-Crown-Princes-unprecedented-shakeup-changes-Kingdom-513476), certo è una forzatura che non si giustifica certo con la semplice corruzione che è una regola in tutto il mondo arabo, ma segnala un momento di grande emergenza, e forse anche di guerra.

Vale la pena di segnalare, come ha fatto Caroline Glick in un articolo come al solito lucidissimo (http://www.jpost.com/Opinion/Our-world-Saudi-purges-and-duty-to-act-513535), che probabilmente c’è un qualche coordinamento con l’amministrazione Trump, che ha fatto uscire nei giorni scorsi i documenti nascosti da Obama (per proteggere il suo patto con l’Iran), da cui emergono i legami fra l’Iran e Al Qaeda. Anche queste rivelazioni inducono a pensare che i nodi con l’Iran stanno venendo al pettine e che lo scontro è durissimo. E’ difficile capire se ci sarà una guerra vera, anche perché la questione si intreccia con quella della Corea del Nord, alleata di Siria e Iran e almeno un po’ protetta come loro dall’Unione Sovietica (http://www.jpost.com/American-Politics/Iran-Korean-nexus-complicates-pending-US-nuke-deal-decision-506284). Certo è che Israele ha mostrato, con una dichiarazione esplicita di Netanyahu, di schierarsi dalla parte di Hariri e dell’Arabia (http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/237730): non di essere loro alleato, perché le distanze sono evidenti, ma di considerare l’Iran il pericolo più grande di tutta la regione, per colpa della sciagurata politica di Obama (http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/237105, https://www.gatestoneinstitute.org/11218/obama-iran-middle-east).

Immagine correlata
Ugo Volli - clicca sulla copertina del libro per tutte le informazioni e procedere all'acquisto


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