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Ugo Volli
Cartoline
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Rebranding Israele 19/09/2017
Rebranding Israele
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Cari amici,

avete certamente letto sui giornali o quantomeno su IC (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=2&sez=120&id=67655) che il prossimo giro d'Italia partirà da Gerusalemme fa farà le prime tre tappe in Israele. E' una notizia interessante e certamente positiva, che deve indurre a una riflessione più generale.

Israele è fra i paesi del mondo certamente il primo per presenza sulle pagine dei giornali, se consideriamo il numero delle notizie in rapporto alla sua estensione o alla sua popolazione, che non sono entrambe troppo diverse da quelle della Lombardia. Purtroppo questa grande esposizione mediatica in genere non è positiva, perché la grande maggioranza delle notizie pubblicate dai media, anche quando sono corrette, il che spesso non è, parlano di violenza, guerra, attentati, minacce arabe ecc. In buona parte dei casi queste notizie sono esposte da un punto di vista simpatetico per i palestinisti.

Informazione Corretta è nata proprio per denunciare puntualmente queste deformazioni. Ma inevitabilmente, pubblicando questi prodotti giornalisti per smentirli restiamo nello stesso asse informativo. E chi di noi come me fa analisi della situazione politica si trova comunque a subire questa scelta di argomenti. E' questo ancora il grande successo dei nemici di Israele: costringerne a parlarne come un paese in guerra, non "normale". La lotta alla "normalizzazione" di Israele, cioè alla sua accettazione da parte dell'opinione pubblica come di un regolare stato democratico, con i suoi problemi e i suoi vizi, ma soprattutto con i suoi risultati e le sue virtù, è in effetti il programma di base dei palestinisti e di chi li sostiene.

Ma chi visita Israele non vede affatto uno stato in guerra, non si trova mai in situazioni di terrorismo attuale o imminente, meno di quanto accada oggi in Francia o in Gran Bretagna. Vede un paese splendido per la sua natura e per quel che gli ebrei vi hanno realizzato negli ultimi cent’anni di ricostruzione (città meravigliose, restauri architettonici e archeologici delle antichità, agricoltura fiorente, rimboschimenti diffusi e suggestivi) se approfondisce trova le tracce di un'economia di successo, vede ricchezza diffusa, può visitare fabbriche, ospedali, centri di ricerca università, musei di grande livello. Vede un popolo soddisfatto e pacifico, una gioventù allegra e libera, i costumi di un paese europeo arricchito da una diversità culturale, religiosa e sociale straordinaria. Si trova davanti insomma a uno dei posti più belli e di maggior successo del mondo.

Ma chi non frequenta il paese e trae notizie solo dai media non lo sa. Anche se il turismo è in grande espansione, questo è vero, naturalmente, della maggior parte della popolazione europea e soprattutto di quella americana, inclusi gli ebrei. Per chi non ha esperienza diretta, Israele appare un posto cupo, una sorta di Sparta in mezzo alle guerre e agli attentati. Per questo sono importanti i viaggi che molte associazioni amiche di Israele organizzano, cercando di aiutare chi vuole a fare esperienza diretta del paese.

Immagine correlata
Il Giro d'Italia 2018 partirà da Gerusalemme

E per questo in Israele ci si pone oggi il problema del “rebranding” (ridefinizione della “marca”) dello stato ebraico, di favorire cioè una sua nuova visione, non ideologica e pubblicitaria, neanche in senso positivo, ma semplicemente realistica. Qui trovate un paio di articoli che parlano di questo problema, uno perfino di Haaretz, che si situa all’opposizione di estrema sinistra (http://www.haaretz.com/us-news/1.798794) che fa il paragone esplicito con l'Italia e uno di fonte più equilibrata (http://www.jewishpress.com/indepth/opinions/israels-branding-problem/2017/07/12/). Il governo attuale, che è da tempo il più compatto e quindi il più capace di prendere iniziative sui problemi in sospeso, sembra aver preso in carico questo tema. Certamente l’iniziativa delle tre tappe del Giro va in questa direzione. E testimonia della fiducia che Israele ha sul proprio futuro. Mentre molti (qualche volta anch’io) parlano di una possibile guerra a medio termine, Israele investe le sue energie per far sì che molti giornalisti non prevenuti come i corrispondenti abituali, molti atleti, molti membri delle squadre, e poi televisioni, radio, fotografi, vengano a vedere quant’è bella, allegra, ricca, aperta, amante dello sport la patria degli ebrei. Non è la sola operazione, ovviamente. Ma è un’ottima idea per cui bisogna essere grati e farsi prendere dall’ottimismo.

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http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90
www.jerusalemonline.com
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