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Ugo Volli
Cartoline
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L’orso russo, nuovo vicino di Israele 24/07/2017
L’orso russo, nuovo vicino di Israele
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

A destra: i russi a Quneitra

Cari amici,

qualcosa di molto importante è accaduto in Medio Oriente, mentre gli osservatori della regione badavano alle sciocchezze propagandistiche degli islamisti (“le preghiere che passano attraverso i metal detector non sono accolte da Allah”: http://www.jewishpress.com/blogs/muqata/allah-wont-accept-prayers-through-a-metal-detector/2017/07/18/) o se vogliamo essere più seri al loro tentativo di far riconoscere una carattere extraterritoriale al Monte del Tempio. Come al solito non ci stanno riuscendo, anzi si stanno procurando un grave danno da soli, ma che volete, sono palestinisti, non sono abituati a distinguere le menzogne dalla verità, a partire dell’esistenza storica del popolo che dicono di difendere; e sono stati anche viziati come bambini dalla “comunità internazionale” antisemita, cui fa comodo un’arma contro Israele.

La cosa più importante che è successa è questa: i russi sono arrivati a Quneitra (http://www.debka.com/article/26150/Russian-troops-for-Quneitra-in-defiance-of-Israel). Per chi non lo sapesse, Quneitra è la capitale del Golan siriano, una cittadina fantasma dopo la guerra dei Sei giorni, a tre o quattro chilometri dal confine israeliano, che negli ultimi anni è stata contesa fra le forze governative di Assad, sostenute da Hezbollah, e diversi gruppi ribelli, alcuni legati all’Isis, altri indipendenti, con cui Israele aveva trovato una specie di modus vivendi. Se vi sarà un nuovo assalto siriano o di Hezbollah o dell’Iran contro Israele, certamente dovrà passare per quei passaggi delle alture del Golan che furono conquistati con moltissimo sangue nel ‘67 e difesi eroicamente da forze corazzate molto minoritarie nel ‘73.

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Il confine tra Golan israeliano e siriano

Si tratta di uno dei punti più strategici per Israele, che vi mantiene molte forze. Se qualcuno si impadronisse del Golan israeliano sfondano sul fronte davanti a Quneitra, avrebbe davanti senza ostacoli naturali il lago di Tiberiade e di lì la grande valle di Jeezrael che porta a Haifa. Non è detto che ci passi, naturalmente, ma si tratta della direttrice su cui furono combattute numerosissime battaglie in passato, tanto da dare il nome alla mitica Armageddon (se vi interessa questa storia, vi consiglio questo bel libro: “Armageddon: La valle di tutte le battaglie” di Eric H. Cline, https://www.ibs.it/armageddon-valle-di-tutte-battaglie-libro-eric-h-cline/e/9788833927275). Ma Quneitra è anche una porta nell’altra direzione: Il Golan a Nord degrada abbastanza dolcemente verso Damasco, che dista solo 60 chilometri. Sia nel ‘67 che nel ‘73 Israele finì la guerra con la strada aperta verso la capitale siriana: ma non aveva e non ha ancora nessun interesse a impadronirsi di un territorio altrui: checché ne dicano gli antisemiti, Israele non ha alcuna tentazione imperialista, anche per semplice realismo: 6 milioni di ebrei israeliani non possono certo pensare di governare 24 milioni di siriani.

L’interesse fondamentale di Israele è che Quneitra non cada nelle mani di un nemico pericoloso come Hezbollah o peggio l’Iran. Per questa ragione Israele nel corso degli ultimi anni ha cercato accordi informali anche con i ribelli locali, difendendo sempre il principio di non coinvolgimento nella guerra e respingendo con la forza ogni tentativo di coinvolgere il suo territorio. Ora però a Quneitra ci sono i russi, che nella regione sono alleati con l’Iran e anche con il suo satellite Hezbollah. E’ una conseguenza del cessate il fuoco concordato fra Trump e Putin (http://forward.com/opinion/israel/376965/the-trump-putin-syria-ceasefire-puts-russia-on-israels-border/), probabilmente con un certo grado di inevitabile accordo da parte di Israele. Ma certo un accordo forzato, perché la preoccupazione di trovarsi dietro le bandiere russe quelle iraniane è grande. E’ chiaro che si tratta di un’eredità infelice della politica (di rinuncia o tradimento, difficile dire) di Obama sul Medio Oriente, ma certamente adesso Israele dovrà vivere con i russi alle porte (http://www.haaretz.com/middle-east-news/syria/1.800230). E ancora una volta si vede il grande istinto politico di Netanyahu, che si è speso moltissimo da due o tre anni per costruire una canale privilegiato con Putin: non per stabilire un’alleanza contro natura, ma per ottenere un livello di comprensione reciproca che evitasse un conflitto, nei limiti del possibile.

Che accadrà adesso? Sul breve termine, probabilmente la situazione sarà migliore: è difficile che i russi abbiano voglia di scendere direttamente in guerra con Israele, sia per i costi diretti di una scelta del genere, sia perché Putin vuole giocare il ruolo del grande regista della pace del Medio Oriente. Ci sarà quindi probabilmente calma sul confine siriano. Se Hezbollah pensava di attaccare sia dal Libano che dalla Siria, non lo potrà fare. Ma dopo? Putin può calcolare che sia suo interesse strategico lasciar passare gli attacchi dell’asse Iran-Assad-Hezbollah. O il cessate il fuoco può cadere dopo l’eliminazione degli oppositori di Assad. O può accadere che la Russia si debba ritirare, perché le sue linee di rifornimento sono eccessivamente lunghe, o perché la sua economia non può reggere l’impresa siriana, insieme all’occupazione di parte dell’Ucraina, la pressione militare sul Caucaso e sui paesi baltici.

Insomma, l’incertezza è forte. Certamente però la presenza della bandiera russa sulla linea di confine impedirà a Israele di governare l’aggressività siriana ai suoi confini come ha fatto finora, con rappresaglie aeree e di artiglieria per ogni violazione del suo territorio o concentrazione di forze da parte di nemici dichiarati. Il gioco dovrà essere molto più sofisticato e complesso e dovrà passare per un rapporto con Putin, ma anche con Trump, che è l’unico in grado di bloccare l’avanzata russa, che è già anche ai confini giordani (http://www.veteranstoday.com/2017/05/24/russian-forces-deploy-near-syrias-border-with-jordan/). La guerra civile siriana forse (sottolineo: forse) è nella sua parabola discendente. Ma i problemi della regione sono sempre più ingarbugliati. Se volete ringraziare qualcuno per questo pasticcio, provate a scrivere a Obama.

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