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Ugo Volli
Cartoline
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Dopo otto anni di Chamberlain, c’è spazio per sperare 09/04/2017

Dopo otto anni di Chamberlain, c’è spazio per sperare
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Cari amici,

ho letto con molta attenzione gli articoli, gli interventi, le dichiarazioni sul bombardamento ordinato da Trump della base siriana da cui sono partiti gli attacchi chimici di Assad alla popolazione civile di un villaggio del suo stesso paese. Devo dire che mi sono parecchio divertito, per la stessa ragione che avrebbe potuto scoraggiarmi, cioè l’assoluta prevalenza dell’ideologia sui fatti nel sistema politico e giornalistico italiano.
Non sto parlando solo del “Manifesto” e dei rottami del pacifismo rosso (Emergency, Arci, partiti comunisti vari, sembra che abbia taciuto solo stranamente l’ANPI, associazione dei non partigiani d’Italia), tutti naturalmente a declinare la vecchia solfa “Jankee go home”.
Né delle varie realtà ufficiali cattoliche, che ormai fanno parte stabilmente di quella che una volta si usava chiamare sinistra extraparlamentare.
Ma anche il Pd, il quotidiano della Confindustria (o dei suoi creditori), la Lega e i grillini non hanno perso l’occasione di spiegarci che Trump ci porta alla soglia della guerra mondiale, ma anche che la sua azione è completamente inutile, che lui è avventurista e senza strategia, ma anche che prosegue nella politica americana degli ultimi vent’anni, che è fuori controllo e che è solo la marionetta degli apparati americani, di quelli militari naturalmente ma anche delle corporations, che non sa quello che fa o che fa il furbo, che cerca solo un colpo di propaganda in politica interna o che vuole staccare l’attenzione dalla politica interna... Insomma che Trump è il male e che per favore arridateci l’abbronzato.
E però i fatti ci sono e contano, nonostante il chiacchiericcio italico.
Il primo fatto è che l’uso delle armi chimiche sui civili c’è stato, che è il più clamoroso di una serie, che Assad fa uso delle armi chimiche abbastanza normalmente, quando non ha modo migliore di vincere. Questo avviene anche se la guerra chimica è proibita dalle convenzioni internazionali e che Assad stesso ha dichiarato di aver eliminato il suo arsenale di gas nel 2014, sotto il controllo e la garanzia, guardate un po’ della Russia. Allora c’era stato un altro caso clamoroso e ben documentato di strage chimica compiuta dal suo esercito, l’impotente o complice Obama il quale aveva pure dichiarato pubblicamente che le armi chimiche erano una “red line”, un casus belli per l’intervento americano, aveva abbozzato (poi commentò in una famosa intervista a Jeffrey Goldberg del 2016 che quella scelta era stata la cosa più bella della sua vita).
Si fece un accordo, come vorrebbero oggi il Papa e Grillo, per distruggere l’arsenale chimico siriano, che fu bellamente aggirato.
Con l’aiuto della Russia, che molto probabilmente non è stata estranea o almeno inconsapevole del nuovo crimine di guerra di Assad ( http://www.i24news.tv/fr/actu/international/moyen-orient/142182-170408-syrie-washington-soupconne-que-le-regime-a-ete-aide-dans-sa-frappe-chimique , http://www.breitbart.com/national-security/2017/04/07/pentagon-russia-may-have-directly-participated-in-syrian-chemical-weapons-attack/ ).
Il secondo fatto è che in Siria non ci sono “buoni”, a parte forse i curdi che lottano per un’indipendenza nazionale.
Pessimo è il macellaio Assad, orribile lo Stato Islamico, pericolosi i gruppi minori di ribelli, ambiguo e violento Erdogan, imperialisti gli iraniani, terroristi gli Hezbollah, loro protettore Putin, finanziatore dell’Isis il Qatar in compagnia di molti altri nel Golfo.
Non è possibile per l’Occidente sostenere davvero nessuno.
Ma non si può neppure stare a guardare, mentre sulla soglia di casa nostra si compiono crimini orribili e soprattutto si confrontano imperialismi che finiranno col coinvolgerci. Dunque si tratta di combattere quel che di volta in volta è il peggio.
Oggi il peggio in Siria è un dittatore che crede di potersi permettere tutto, spalleggiato com’è da alleati privi di scrupoli: gasare i bambini, fare pulizia etnica del suo stesso popolo, cercare di bombardare zone urbane di Israele (vi ricordate l’incidente del razzo abbattuto dalla contraerea israeliana la settimana scorsa?).
L’Isis su quel fronte è in ritirata e non è certo lasciando avvelenare Idlib (dove l’Isis non c’è), che ci difenderemo dal terrorismo a Londra, a Parigi e a Stoccolma (ma magari dovremmo riconoscere che quel terrorismo è erede legittimo di quello che colpisce a Gerusalemme).
Il terzo fatto è che tutto quel che succede oggi in Siria è frutto delle scelte demenziali o criminali – fate voi – di Obama. Che non ha aiutato a rovesciare la teocrazia iraniana quando poteva, nel 2009, ma ha lasciato soli i giovani che si battevano contro la dittatura degli ayatollah. Che poi li ha aiutati e finanziati. Che ha ceduto a tutte le spinte di Putin (altro che complicità fra Trump e la Russia, il complice a guardare i fatti è stato Obama e la sua segretaria di Stato Clinton). Che ha promosso e sostenuto l’ala islamista delle rivolte arabe. Che si è rifiutato di intervenire quando poteva farlo per bloccare la guerra. Che ha ceduto l’Iraq all’Iran, provocando (e forse consapevolmente aiutando) la nascita dello stato Islamico.
Ora Trump sta cercando di invertire quella resa politica che piaceva così tanto ai pacifisti e ai progressisti di tutto il mondo, ma ha provocato danni innumerevoli.
Il quarto fatto è che Trump non si è fatto sfuggire l’occasione per invertire la vigliacca inazione di Obama e dire al mondo che deve fare i conti di nuovo con l’America.
Molti hanno scritto dopo la sua elezione che c’era un nuovo sceriffo in città.
Uno sceriffo però, insegnano i western, non può limitarsi a deplorare i tempi e i costumi o a dichiarare inaccettabile questo o quel comportamento. E’ pagato per reprimerlo: con la forza. Trump ha mostrato di saperlo e volerlo fare, senza esitazioni, multilateralismi, chiacchiere all’Onu.
Immagine correlata
Obama/Chamberlain

Al contrario di quel che dicono gli sciocchi, l’uso consapevole della forza contro i regimi criminali non avvicina la guerra, la previene. Abbiamo avuto per otto anni un Chamberlain verboso e paranoico. Oggi abbiamo un Churchill, magari verboso e paranoico anche lui, sebbene in maniera diversa. Churchill non era un angelo, ha fatto molti errori a anche delle mosse colpevoli. Ma ha cercato di difendere la libertà e il suo paese. Non a caso Obama fece togliere il suo ritratto dallo Studio Ovale della Casa Bianca e Trump l’ha fatto rimettere. Riuscirà Trump a seguire quell’esempio? Non possiamo dirlo, ma certamente ne abbiamo un gran bisogno. E lo speriamo.
Non c’è Hitler alle porte, ma l’islamismo, che è un nemico altrettanto pericoloso.

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